Il Buddismo tibetano

Trip Start Jul 27, 2007
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Trip End Aug 13, 2007


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Flag of China  ,
Saturday, August 4, 2007

Quando sono partita sapevo di non conoscere molto sulla filosofia del Buddismo tantrico.
Mi ero ripromessa di leggere attentamente la guida per poi approfondire direttamente sul posto, come ad esempio ho fatto oggi al monastero Tashilhunpo, immensa dimora di 3500 monaci dal XV secolo fino alla Rivoluzione Culturale cinese, ed oggi abitato da solo 300 di loro.

Certo, conoscevo la leggenda di Siddartha che, seppur nato da famiglia nobile, decise di abbandonare tutto per ricercare l'Illuminazione, rendendosi presto conto che non l'avrebbe sicuramente raggiunta se fosse morto di fame a furia di meditare a digiuno per giorni e giorni!

Lui stesso diagnosticò la situazione umana come un medico, identificando le 4 verità: 1) dukkha (sofferenza), provocata da 2) tanha (desiderio), che può essere curato da 3) nibbana (nirvana), ossia la cessazione del desiderio che può essere raggiunta tramite 4) la Via di Mezzo (ossia la moderazione in ogni cosa, gli 8 "comandamenti" che ognuno dovrebbe seguire per accumulare meriti, ed eventualmente raggiungere il nivana Verso il monastero
Verso il monastero
.

Sapevo anche che il Buddha non ha mai lasciato traccia scritta dei suoi dharma (insegnamenti), provocando quindi uno scisma successivo che formò le due maggiori scuole buddiste: la Theravada, o Hinayana, che ritiene che la via al nirvana sia una ricerca personale, e la Mahayana, che ritiene che la combinazione della fede di tutti i fedeli sarà alla fine così grande da salvare tutta l'umanità.

Sapevo anche che proprio da quest'ultima si è successivamente sviluppato il Tantrismo (Vajrayana), ossia il buddismo tibetano.

E fin qui tutto bene.

Quello che ancora non sapevo è che anche il Tantrismo si suddivide in 4 scuole principali: Nyingmapa, Kargyupa, Sakyapa e Gelugpa. Il Dalai Lama è capo di quest'ultima, ossia il capo dei "Berretti Gialli". Tutti gli altri sono i "Berretti Rossi".

Ma c'è di più!

Ci sono diverse immagini di Buddha, le più comuni sono quella del Passato, del Presente (Sakyamuni, ossia Siddartha) e del Futuro.
Ogni raffigurazione veicola un messaggio diverso a seconda del mudra, ossia della posizione delle mani, con cui viene rappresentato.

Poi ci sono i Bodhisattva, esseri che hanno raggiunto l'Illuminazione ma altruisticamente hanno fatto voto di aiutare chiunque nel mondo a raggiungere il nirvana prima di loro Sempre più in alto
Sempre più in alto
.
Si crede che il Dalai Lama sia la reincarnazione di Avalokiteshvara, il Bodhisattva della Compassione.

A complicare ulteriormente le cose, c'è anche una bella schiera di dharmapalas, ossia divinità protettrici, e figure storiche tipo il Quinto Dalai Lama e il poeta eremita Milarepa.

Quindi potrete capire la mia confusione nel cercare di dare un nome agli innumerevoli affreschi delle varie sale del monastero! Onestamente non riuscivo a saltarne fuori cosi, cocciuta come al solito, mentre i compagni di viaggio se ne sono andati al mercatino locale, io ho voluto tornare al monastero e, con il naso infilato nella Lonely Planet, cercare di capirne un pò di più.

Non vi dico la goduria nello scoprire che il grosso dei turisti se n'era già andato: avevo praticamente il monastero a mia disposizione! E, incuriosita da uno strano suono, come di corno, e dall'affrettarsi dei monaci verso una certa direzione, sono riuscita anche ad imbucarmi nella loro sala di preghiera.

Immaginate quindi di essere gli unici ad assistere alla recitazione, nella semi-oscurità, di "om mani padme hum" (che tradotto è qualcosa del tipo "lode al gioiello del loto", con chiaro riferimento a Siddartha), forse il mantra più famoso al mondo, da 300 monaci di tutte le età, ordinatamente seduti in fila a gambe incrociate, coperti da un manto giallo a simboleggiare il loro ordine, ondeggianti avanti e indietro all'unisono, in mezzo ad una coltre asfissiante di incenso La fortezza del Re
La fortezza del Re
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Da brividi.

Mi sono unita a loro per quanto ho potuto (un mantra per ciascuno comunque sono riuscita a farlo, ve l'avevo promesso no?). Poi, cacciata in malo modo da un inserviente, mi son sentita una turista cretina al pensiero di continuare a teorizzare con la Lonely Planet in mano. Sono uscita dal monastero, ho preso un risciò, ho rischiato la vita in mezzo al traffico, e me ne sono tornata quatta quatta in albergo.

Che sia un segno?
La notte prima avevo sognato papà. Sapevo che sarebbe accaduto, ma mi immaginavo sarebbe stato a Lhasa, meta dei suoi viaggi fantastici ma irraggiungibile a causa dei suoi problemi al cuore.
Eravamo in sala riunioni e gli ho fatto una domanda riguardante uno sviluppo lavorativo che vorrei intraprendere, ma mi sono svegliata prima che potesse darmi una risposta.

La mia strada al nirvana dovrò trovarla da sola.
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