Livia Jones: Missione Nepal
Trip Start
Jul 27, 2007
1
3
10
Trip End
Aug 13, 2007
E dunque eccomi qui cari, dai 1350 m. sul livello del mare di Kathmandu, prima tappa di questa favolosa avventura sul tetto del mondo.
I miei compagni di viaggio sono 5: una genovese un po' pesantuccia (in piu' parla inglese ma non lo capisce, e indovinate un po' a chi si rivolge??); una simpatica coppia da Bologna ed infine una coppia di bresciani che mi hanno preso in simpatia e son sempre a preoccuparsi per me.
In piu' si aggiungono l'accompagnatore, Alexandre, 40enne belga che vorrebbe fare l'Asia centrale in bicicletta, e Rajindra, nostra guida locale.
Il primo impatto e' stato piu' soft del previsto: ormai smaliziata dopo Cina, Birmania, ed India, mi c'e' voluto veramente poco a riscoprire i suoni, gli odori, i colori che gia' avevo fatto miei durante i viaggi precedenti
Il Nepal e' un piccolo gioiello nascosto tra la tigre indiana e il dragone cinese. Va da se' che la popolazione locale abbia i caratteri somatici della razza mongola a nord, e di quella indo-ariana a sud.
Kathmandu e' un misto, crogiuolo delle 40 etie presenti sul territorio, piu' i turisti provenienti da tutto il mondo.
E Durbar Square e' quella che potremmo dire sia il riassunto di Kathmandu: un casino.
Macchine da tutte le parti, moto a raffica, riscio', biciclette che ti fanno il filo ogni volta che passano, e clacson di tutti i generi che suonano all'impazzata.
Strade non asfaltate e piene di fango e pozzanghere (quando piove molto il livello dell'acqua si alza anche di 30 cm.!).
Negozi praticamente sulla strada, con tutti i pro e contro del caso (esempio piu' eclatate tra tutti, un agnello sgozzato a bordo strada ieri sera... che poi immagino sara' stato appeso a gocciolare all'aria, sempre a testimonianza dell'altissimo standard igienico che contraddistingue questi paesi...), venditori ambulanti che ti perseguitano con il loro balsamo di tigre (a proposito, fatemi sapere se devo approvvigionare qualcuno!), falsi satoni induisti che si fanno fotografare per pochi spiccioli, bambini che chiedono l'elemosina, portatori che si accollano sulla schiena chili e chili di roba assicurata alla fronte tramite una fascia, donne che camminano tranquille con i loro infradito in mezzo al fango, sole o pioggia che sia, sacro e profano mischiati insieme (templi utilizzati come stalle per le mucche...), la famosa Freak Street, immutata da allora ma solo un lontano ricordo degli hippies e della droga che vi si consumava
Insomma, Kathmandu e' sicuramete per molti, ma non per tutti.
Ma c'e' una certa malinconica poesia in tutta questa bolgia, un sapore di tempi passati.
Non appena si svolta l'angolo per addentrarsi nelle viuzze meno turistiche, si comincia ad apprezzare il fatto di camminare sotto la pioggia senza ombrello, di finire con il fango fino al ginocchio perche' non ci si e' accorti di una buca, di chiedere informazioni ai passanti senza che questi ti capiscano, ne' che tu ovviamente capisca loro, di sorridere ai bambini che ti salutano incuriositi.
Peccato solo che gia' domani lasceremo la citta', visiteremo parte della valle di Kathmandu, per poi cominciare la vera e propria ascesa verso il Tibet.
I miei compagni di viaggio sono 5: una genovese un po' pesantuccia (in piu' parla inglese ma non lo capisce, e indovinate un po' a chi si rivolge??); una simpatica coppia da Bologna ed infine una coppia di bresciani che mi hanno preso in simpatia e son sempre a preoccuparsi per me.
In piu' si aggiungono l'accompagnatore, Alexandre, 40enne belga che vorrebbe fare l'Asia centrale in bicicletta, e Rajindra, nostra guida locale.
Il primo impatto e' stato piu' soft del previsto: ormai smaliziata dopo Cina, Birmania, ed India, mi c'e' voluto veramente poco a riscoprire i suoni, gli odori, i colori che gia' avevo fatto miei durante i viaggi precedenti
Vista di Kathmandu
. Il Nepal e' un piccolo gioiello nascosto tra la tigre indiana e il dragone cinese. Va da se' che la popolazione locale abbia i caratteri somatici della razza mongola a nord, e di quella indo-ariana a sud.
Kathmandu e' un misto, crogiuolo delle 40 etie presenti sul territorio, piu' i turisti provenienti da tutto il mondo.
E Durbar Square e' quella che potremmo dire sia il riassunto di Kathmandu: un casino.
Macchine da tutte le parti, moto a raffica, riscio', biciclette che ti fanno il filo ogni volta che passano, e clacson di tutti i generi che suonano all'impazzata.
Strade non asfaltate e piene di fango e pozzanghere (quando piove molto il livello dell'acqua si alza anche di 30 cm.!).
Negozi praticamente sulla strada, con tutti i pro e contro del caso (esempio piu' eclatate tra tutti, un agnello sgozzato a bordo strada ieri sera... che poi immagino sara' stato appeso a gocciolare all'aria, sempre a testimonianza dell'altissimo standard igienico che contraddistingue questi paesi...), venditori ambulanti che ti perseguitano con il loro balsamo di tigre (a proposito, fatemi sapere se devo approvvigionare qualcuno!), falsi satoni induisti che si fanno fotografare per pochi spiccioli, bambini che chiedono l'elemosina, portatori che si accollano sulla schiena chili e chili di roba assicurata alla fronte tramite una fascia, donne che camminano tranquille con i loro infradito in mezzo al fango, sole o pioggia che sia, sacro e profano mischiati insieme (templi utilizzati come stalle per le mucche...), la famosa Freak Street, immutata da allora ma solo un lontano ricordo degli hippies e della droga che vi si consumava
Passeggiando per strada
.Insomma, Kathmandu e' sicuramete per molti, ma non per tutti.
Ma c'e' una certa malinconica poesia in tutta questa bolgia, un sapore di tempi passati.
Non appena si svolta l'angolo per addentrarsi nelle viuzze meno turistiche, si comincia ad apprezzare il fatto di camminare sotto la pioggia senza ombrello, di finire con il fango fino al ginocchio perche' non ci si e' accorti di una buca, di chiedere informazioni ai passanti senza che questi ti capiscano, ne' che tu ovviamente capisca loro, di sorridere ai bambini che ti salutano incuriositi.
Peccato solo che gia' domani lasceremo la citta', visiteremo parte della valle di Kathmandu, per poi cominciare la vera e propria ascesa verso il Tibet.


