Dalla frontiera a Darjeeling
Trip Start
Dec 30, 2007
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66
84
Trip End
Ongoing
20 Aprile - Dalla frontiera a Darjeeling
Dopo la frontiera ed un'altra ora di viaggio, siamo finalmente arrivati a Siliguri, una tutt'altro che sorridente città moderna e trafficata della pianura del Bengala Occidentale. L'autobus ci ha scaricato lungo un'arteria trafficata e ci sentivamo un po' persi perché la nostra guida non parlava di quella città. Ma ormai erano quasi le 17h00, troppo tardi per imbarcarsi verso Darjeeling. Per fortuna eravamo vicini alla stazione e c'erano vari alberghi attorno, per cui non è stato difficile trovare una stanza decente.
Eppoi, il giorno seguente avremmo preso il "Toy Train"!
Dovete sapere che prima di partire per l'India abbiamo letto vari libri
È stato un libro determinante, perché ha stabilito forse l'unico punto fermo del viaggio prima della partenza: saremmo andati a Darjeeling e ci saremmo arrivati con il 'Toy Train'.
Per cui, già la sera prima ero andato in stazione per prendere il biglietto, tanto per essere sicuri. Siamo andati a dormire, stanchi per la giornata piena di salti nell'autobus da spaccare il collo, ma eccitati.
Tanto per farvi capire: il treno partiva alle 9h30, Lenka ed io alle 8h30 eravamo già lungo il binario.
Nell'attesa, mangiavamo biscotti e bevevamo 'chai'. Erano ormai le 9h20!
"Oggi il treno è cancellato"
Guardiamo il ragazzo tondo in maglioncino marrone militare in piedi di fronte a noi come si guarda uno che annuncia una cosa impossibile perché fuori dalle decine di possibilità previste dal cervello
Come a uno che durante una partita di scacchi muove il re di due caselle, gli volevo dire: "guarda che questo non è previsto, non è nelle regole".
Ma purtroppo la realtà può fare tutte le mosse che gli pare, e a provare ad imbrigliarla come in una partita a scacchi perdi sempre.
Una rapida indagine ha confermato che uno sciopero a Darjeeling aveva fatto cancellare il trenino, ormai da alcuni giorni. Quando sono tornato dopo una lunga coda per il rimborso del biglietto, Lenka aveva ancora le lacrime di delusione agli occhi.
Incazzati sotto il sole, abbiamo cercato una delle decine di jeep che assicurano il collegamento con Darjeeling e siamo partiti che era quasi mezzogiorno. Ma già a metà viaggio, inebriati dal paesaggio che si apriva tra i ripidi tornanti, eravamo tornati di ottimo umore; tanto che se qualcuno a bruciapelo mi avesse chiesto: "Ma tu sei felice?", d'istinto, lì per lì, avrei risposto di sì.
Darjeeling è una città insolita. Ha 500 000 abitanti ma è collegata solo da due stradine grandi quanto quelle per arrivare alle stazioni da sci, e da una ferrovia a scarto ridotto percorsa da uno dei treni più alti e lenti del mondo. È sulla cresta di una montagna ripida, solo su un versante, per cui la sua altitudine va dai 1800 metri nel punto più basso ai 2400 metri. Le strade all'interno della città praticamente non permettono di circolare in auto per ragioni di dislivello evidenti, e le scalinate fanno la parte del leone
Mancanza di strade e di acquedotti, sono tra le cause dello sciopero che a Darjeeling, per un tempo indeterminato, tiene chiusa non solo la stazione ma anche tutti i servizi statali (tranne quelli di prima necessità tipo gli ospedali). La popolazione chiede di ottenere l'autonamia in una nuova regione, separata dal West Bengala del quale fanno ora parte, la quale non si occupa delle problematiche dei popoli delle colline, tutta concentrata com'è su Calcutta e sulle immense pianure attorno.
Al nostro arrivo, dopo una lunga ricerca, con Lenka abbiamo trovato una stanzetta meravigliosa nella zona più alta (ed economica) della città, così alta che la nostra finestra dà sul versante opposto della montagna, quello più ripido e buio esposto a nord-est , dove la città quasi non c'è. In vita mia non ho mai visto da una finestra una valle così ripida che si stende sotto. Ad occhio, avremo almeno mille metri di dislivello su mille metri di distanza.
La notte, attraverso l'amplia finestra, vedevamo la luna piena illuminare di bianco le nuvole nelle quali eravamo immersi; ed al mattino verso le 5h00, il disco del sole piano piano si faceva strada tra l'umidità ed arrivava fino a noi per svegliarci.
Darjeeling ha anche un'altra caratteristica: non c'è molto da fare
Avevamo anche alcuni permessi da ottenere per la prossima regione da visitare, il vicino Sikkim, ma lo sciopero ce lo ha impedito e dovremo svolgere le formalità alla frontiera.
E domani, riprendiamo gli zaini in spalla per visitare per una quindicina di giorni il Sikkim, un cuscinetto di montagne indiane tra Nepal, Bhutan e Tibet cinese. A presto.
Dopo la frontiera ed un'altra ora di viaggio, siamo finalmente arrivati a Siliguri, una tutt'altro che sorridente città moderna e trafficata della pianura del Bengala Occidentale. L'autobus ci ha scaricato lungo un'arteria trafficata e ci sentivamo un po' persi perché la nostra guida non parlava di quella città. Ma ormai erano quasi le 17h00, troppo tardi per imbarcarsi verso Darjeeling. Per fortuna eravamo vicini alla stazione e c'erano vari alberghi attorno, per cui non è stato difficile trovare una stanza decente.
Eppoi, il giorno seguente avremmo preso il "Toy Train"!
Dovete sapere che prima di partire per l'India abbiamo letto vari libri
WAITING FOR THE TRAIN...
. In uno di questi, "Radio India", un signore ex-hippy raccontava il suo viaggio di trenta anni prima. E raccontava di Darjeeling e del viaggio per raggiungerla con questo trenino di montagna, chiamato 'Toy Train', che arrancava tra strapiombi e piantagioni di thè, e percorreva (e percorre) gli 80 chilometri di distanza in 8 ore (solamente!).È stato un libro determinante, perché ha stabilito forse l'unico punto fermo del viaggio prima della partenza: saremmo andati a Darjeeling e ci saremmo arrivati con il 'Toy Train'.
Per cui, già la sera prima ero andato in stazione per prendere il biglietto, tanto per essere sicuri. Siamo andati a dormire, stanchi per la giornata piena di salti nell'autobus da spaccare il collo, ma eccitati.
Tanto per farvi capire: il treno partiva alle 9h30, Lenka ed io alle 8h30 eravamo già lungo il binario.
Nell'attesa, mangiavamo biscotti e bevevamo 'chai'. Erano ormai le 9h20!
"Oggi il treno è cancellato"
Guardiamo il ragazzo tondo in maglioncino marrone militare in piedi di fronte a noi come si guarda uno che annuncia una cosa impossibile perché fuori dalle decine di possibilità previste dal cervello
PRO TIBET MANIFESTATION IN D.
. Come a uno che durante una partita di scacchi muove il re di due caselle, gli volevo dire: "guarda che questo non è previsto, non è nelle regole".
Ma purtroppo la realtà può fare tutte le mosse che gli pare, e a provare ad imbrigliarla come in una partita a scacchi perdi sempre.
Una rapida indagine ha confermato che uno sciopero a Darjeeling aveva fatto cancellare il trenino, ormai da alcuni giorni. Quando sono tornato dopo una lunga coda per il rimborso del biglietto, Lenka aveva ancora le lacrime di delusione agli occhi.
Incazzati sotto il sole, abbiamo cercato una delle decine di jeep che assicurano il collegamento con Darjeeling e siamo partiti che era quasi mezzogiorno. Ma già a metà viaggio, inebriati dal paesaggio che si apriva tra i ripidi tornanti, eravamo tornati di ottimo umore; tanto che se qualcuno a bruciapelo mi avesse chiesto: "Ma tu sei felice?", d'istinto, lì per lì, avrei risposto di sì.
Darjeeling è una città insolita. Ha 500 000 abitanti ma è collegata solo da due stradine grandi quanto quelle per arrivare alle stazioni da sci, e da una ferrovia a scarto ridotto percorsa da uno dei treni più alti e lenti del mondo. È sulla cresta di una montagna ripida, solo su un versante, per cui la sua altitudine va dai 1800 metri nel punto più basso ai 2400 metri. Le strade all'interno della città praticamente non permettono di circolare in auto per ragioni di dislivello evidenti, e le scalinate fanno la parte del leone
FROM OUR HOTEL
. Nonostante sia in montagna, Darjeeling soffre di 'acuta scarsità d'acqua', come diceva il nostro albergatore. Questo da un lato perché in montagna c'è tanta acqua ovunque salvo sui cucuzzoli (e Darjeeling sorge sulla parte più alta); dall'altro perché l'acquedotto che la serve è ancora quello che avevano costruito gli inglesi. Mancanza di strade e di acquedotti, sono tra le cause dello sciopero che a Darjeeling, per un tempo indeterminato, tiene chiusa non solo la stazione ma anche tutti i servizi statali (tranne quelli di prima necessità tipo gli ospedali). La popolazione chiede di ottenere l'autonamia in una nuova regione, separata dal West Bengala del quale fanno ora parte, la quale non si occupa delle problematiche dei popoli delle colline, tutta concentrata com'è su Calcutta e sulle immense pianure attorno.
Al nostro arrivo, dopo una lunga ricerca, con Lenka abbiamo trovato una stanzetta meravigliosa nella zona più alta (ed economica) della città, così alta che la nostra finestra dà sul versante opposto della montagna, quello più ripido e buio esposto a nord-est , dove la città quasi non c'è. In vita mia non ho mai visto da una finestra una valle così ripida che si stende sotto. Ad occhio, avremo almeno mille metri di dislivello su mille metri di distanza.
La notte, attraverso l'amplia finestra, vedevamo la luna piena illuminare di bianco le nuvole nelle quali eravamo immersi; ed al mattino verso le 5h00, il disco del sole piano piano si faceva strada tra l'umidità ed arrivava fino a noi per svegliarci.
Darjeeling ha anche un'altra caratteristica: non c'è molto da fare
DARJEELING BY FOG
. Una volta visitate le piantagioni di thè ed un templio buddista, c'è solo da passeggiare lungo il suo piccolo centro. Con Lenka, per tre giorni ci siamo trascinati da un bar ad un altro, per leggere e guardare il panorama quasi sempre nascosto dalle nuvole; ed in quel caso, guardavamo il loro sorprendente bianco assoluto che occupava le vetrate come fossero uno schermo della televisione che non ha segnale. Avevamo anche alcuni permessi da ottenere per la prossima regione da visitare, il vicino Sikkim, ma lo sciopero ce lo ha impedito e dovremo svolgere le formalità alla frontiera.
E domani, riprendiamo gli zaini in spalla per visitare per una quindicina di giorni il Sikkim, un cuscinetto di montagne indiane tra Nepal, Bhutan e Tibet cinese. A presto.


