Le elezioni in Nepal

Trip Start Dec 30, 2007
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Flag of Nepal  ,
Monday, April 14, 2008

Come ho scritto, il 10 Aprile in Nepal ci sono state le elezioni. Già dall'8 sera, Katmandu è diventata una città morta. Alcuni amici, erano andati a bere una birra ed avevano trovato solo bar chiusi, o aperti ma con le serrande abbassate. Niente musica. Lenka ed io sentivamo un po' di tensione dentro di noi.

Il 9 tutte le strade erano vuote, non circolavano quasi più autobus né macchine. Alla mezzanotte, le strade erano state chiuse, obbligando chi voleva votare ad andare a piedi. Per noi due, una giornata trascorsa nella tranquillità della guest house, per noi ormai una casa.

Non ci sarebbero stati pericoli, lo sapevamo, ma era meglio farsi i fatti propri.

Intanto, nel resto del paese qualche problema c'era, anche se i commentatori erano soddisfatti della situazione rispetto a quello che sarebbe potuto accadere "HISTORICAL DAY"
"HISTORICAL DAY"
. Pochi giorni prima avevo letto che, dall'inizio della campagna circa 53 membri di un partito erano stati attaccati (e molti mandati all'ospedale) dai maoisti (probabilmente tutti ex guerriglieri). Il giornale del 9 riportava un candidato assassinato a revolverate.

Per fortuna c'erano gli osservatori della Unione Europea e dell'ONU, ma come fai ad osservare un paese fatto di tribù e di valli separate da monti tra i 3000 ed i 7000 metri?

Insomma, anche se non nell'insicurezza, l'atmosfera che si respirava era pesante. La signora che gestisce l'albergo, Sanghita, era pessimista:
"Dopo le elezioni, chi perderà e non sarà contento farà scoppiare un casino". Ama il suo paese, ma non si fida dei nepalesi.
"Tutti i turisti dicono che adorano i nepalesi e non gli piace la gente del loro paese in Europa. Io li guardo e dico: voi non li conoscete i nepalesi. Fanno sempre casini, non sono affidabili e fanno di tutto per non lavorare. Guardate, le elezioni le hanno messe un giovedì, per fare ponte con il fine settimana." Venerdì era il nuovo anno nepalese, ed il sabato non si lavora.

Effettivamente, in questo sono a volte persino migliori degli italiani...

Ma la riflessione di Sanghita mi sembra pertinente. A noi viaggiatori affascinano spesso le persone dei paesi che visitiamo, ma viverci non deve essere la stessa cosa.
NOT INTRESTED ABOUT VOTING...
NOT INTRESTED ABOUT VOTING...

Il mattino delle elezioni, il 10 Aprile, con il fresco delle 7 del mattino sono andato con Kath e Lucie a fare un giro della città per respirare il clima. I nepalesi erano già ordinatamente in fila di fronte ai seggi elettorali. Le strade erano vuote, tutti i negozi erano chiusi con tanto di mega-lucchettone in fondo alla saracinesca. C'era un silenzio strano, ma al tempo stesso l'atmosfera era incredibilmente calma e rilassata.

Il pomeriggio, Lenka ed io non abbiamo fatto molto perché - ancora una volta - abbiamo avuto un mal di stomaco che ci ha costretti a stare tristi e buoni al nostro posto. Ma il paese ha finito le sue votazioni.

Dopo due giorni, si sa che i maoisti hanno vinto; all'inizio non si sapeva di quanto. Ma ora si sa che hanno la maggioranza relativa (nettamente oltre il 30%) e che con i comunisti (secondo o terzo partito) avranno oltre il 50% dei seggi.

Con scelta democratica, il Nepal si avvia ad essere governato dai comunisti quelli veri, e spero che riescano ad essere illuminati. Noi, tanto, andiamo via tra qualche giorno; ed intanto la gente festeggia per strada. Forse, festeggiano il rischio della perdita della loro libertà.

Il 14 Aprile, ho assistito ad un corteo spontaneo maoista che festeggiava la vittoria di un candidato, portato in trionfo sul cassone di un camion. Il suo collo era ridicolamente pieno di fiori, e la faccia tutta dipinta di polvere rossa.

La gente festeggiava, ma a noi appariva chiaro che gli manca un pezzo della fotografia QUEUING FOR VOTING
QUEUING FOR VOTING
.
Per esempio, quel pezzo di foto su cosa è successo nell'Europa centrale e dell'est. A loro manca di conoscere l'Italia e la Repubblica Ceca, ad esempio, e di vedere la differenza di ricchezza e di strutture. A loro mancano i racconti di chi è nato e cresciuto nel comunismo, anche se non più nel comunismo duro. Pensano che se vincono i comunisti, poi davvero tutto sarà di tutti; ma non sanno che, invece, tutto sarà di pochi e che, con la scusa di proteggere la proprietà di tutti, non sarà più possibile toccare il potere di pochi. Non sanno, e festeggiano.


Speriamo che il governo sia illuminato, tuttavia, e che tra 5 anni saranno consentite nuove elezioni democratiche; oppure il Nepal sarà partito per uno di quei tunnel di dittatura comunista tra i 20 ed i 40 anni.
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