Le città dei Newari

Trip Start Dec 30, 2007
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Flag of Nepal  ,
Thursday, April 3, 2008

Katmandu è una confusa, caotica e sporca metropoli asiatica, anche se i suoi 1300 metri di altitudine le donano un'aria infinitamente più respirabile delle città della pianura.

La popolazione nativa della Katmandu Valley è quella dei Newari, con una lingua e cultura specifiche come fossero un'altra tribu del Nepal. Le città che hanno costruito nei secoli hanno una topografia con alcune specificità.

Per esempio, i Newari credevano che le abitazioni dovessero sistematicamente sorgere attrono ad un cortile, centro della vita di piccole comunità spesso appartenenti ad una stessa famiglia allargata. Per cui, dietro le strade trafficate, sporche e rumorose, ci sono ovunque cortili di tutte le dimensioni, spesso accessibili solo da sottopassaggi poco visibili alti quanto un ingresso. Questi cortili sono vere e proprie oasi, quasi sempre con un templietto, con dei bambini che giocano, puliti e collegati da altri stretti passaggi ad altri intimi cortili. Sono come bolle d'aria e di tranquillità proprio dove non le immagineresti mai.

Altro tratto caratteristico Newari, sono gli elementi di legno: le finestre traforate, le travi a sostegno dei tetti, le balconate, i portoni con i loro timpani sono spesso di legno scuro intagliato con maestria. Il primo giorno di visita, con Lenka fotografavamo tutti questi elementi, e solo dopo poche ore ci siamo accorti che non aveva senso: sono migliaia! Quello che ci era sembrato straordinario, era ordinario.


Altra caratteristica delle città Newari, è la conformazione del suo cuore: una piazza regale sulla quale si affacciava il palazzo del signore locale, e che porta ovunque lo stesso nome: Durbar Square. WOODEN WINDOW
WOODEN WINDOW
In tutte le città principali della Katmandu Valley ce n'è una.

È una piazza particolare, fatta di due o tre piazze contigue e dalla forma irregolare, nelle quali decine di templi e templietti dalle forme e dimensioni più diverse sono disposti in modo apparentemente casuale.

Quella di Katmandu riflette la confusione della vita della città: le contadine dispongono le verdure in vendita sulle scalinate dei templi, il traffico strombazza impazzito tra i turisti in macchina fotografica, i fedeli si accalcano come formiche attorno ai luoghi sacri, la solita folla vive attorno ai turisti come cozze ad uno scoglio.
C'è poi una popolazione particolare che vive in questa Durbar Square, che non avevo mai incontrato finora. Si tratta di una piccola comunità di forse una ventina o forse una quarantina di bambini tra i sette ed i dodici anni, sporchi e laceri come se dovessero girare nei 'Miserabili': ma non sono attori. Tutti hanno in mano un sacchettino nel quale soffiano l'aria e poi l'aspirano: si tratta di colla, la droga dei più poveri. Sembrano non nascere e non crescere; sembra che siano là da sempre, in un angolo o sotto le tettoie di un templio a sniffare e a dormire. Chissà da dove vengono, dove passano la notte, se hanno dei genitori. La loro famiglia è il loro gruppo ed il loro futuro non c'è. Dargli soldi, vuol dire comprargli colla. Chissà cosa vuol dire vivere la loro vita.

Oltre che per la confusione, è difficile ammirare le costruzioni antiche (quasi tutti i monumenti datano attorno al 1600) anche per la sporcizia del luogo (che mi ha ricordato quella indiana). KIDS AND GLUE
KIDS AND GLUE
Infatti migliaia di piccioni lasciano ovunque ricordi affettuosi, i monumenti sembrano non essere mai puliti dalle offerte tanto da nascondere talvolta le divinità stesse, l'immondizia ed il malodore sono ovunque.

Architettonicamente ed artisticamente, tuttavia, Durbar Square di Katmandu è meravigliosa. In particolare, mi è piaciuto l'abitazione di una divinità indù vivente, incarnazione di Durga, chiamata la Kumari.
La Kumari è una bimba selezionata in modo molto stretto. A 4 anni, deve avere 32 caratteristiche fisiche e deve poi passare una selezione con altre contendenti, tra le quali non spaventarsi in una stanza buia piena di maschere mostruose, ed ancora identificare i vestiti della Kumari precedente.

La 'fortunata' che supera queste prove, diventa una dea vivente finché resta bambina, ossia fino alle prime mestruazioni. Poi perde il posto, e torna ad essere una normale mortale.
Che nessuno vuole sposare, però. Si dice perché porti male (Durga è una divinità feroce), ma si dice anche che nessuno voglia occuparsi di una ragazza che ha avuto un'infanzia viziata da divinità.

Mentre ammiravo l'interno del cortile, accessibile al pubblico, ho sentito ad un certo punto una voce da ragazzina che urlava qualcosa; forse veniva dall'esterno, ma credo che venisse da dietro una balconata, e mi è sembrata la voce normale e chioccia di una bimba di dieci anni, l'età della Kumari attuale. Ho provato una sensazione di pena, probabilmente ingiustificata perché non so cosa voglia dire per una bimba essere una Kumari. CHINESE STYLE ROOFS
CHINESE STYLE ROOFS
Anche se il ritorno al mondo, quando sarà, sarà veramente roba tosta per lei.


Alla periferia di Katmandu, anche Patan ha una bellissima Durbas Square. Tuttavia senza il traffico e con i monumenti restaurati e puliti, ha un'atmosfera tutta diversa.
Appena arrivati, per ristorarci dal caldo Lenka ed io ci siamo seduti in un caffè al primo piano. Eravamo accanto ad una finestra che offriva una splendida prospettiva sulla fila di templi, di colonne, di palazzi. Ci è sembrato di essere affacciati sul Foro Romano non ancora distrutto dagli anni. C'erano delle bancarelle, dei devoti, dei passanti, alcune donne che prendevano acqua alla fontana. Bellissima.

Pochi chilometri più ad est, anche la piccola città di Bhaktapur, dove abbiamo alloggiato due notti, ha la sua Durbar Square. Certo, ha meno templi perché una buona parte è andata distrutta a causa di un terribile terremoto del 1934, ma ci è sembrata quella più affascinante.

Pochi sono i turisti che vengno fino a qui, ed ancora meno quelli che vi soggiornano. Per cui, a sera, seduto su un gradone di un templio, potevo osservare la vita di una cittadina nepalese non trasformata per induzione dal magnetismo dei soldi dei turisti. I ragazzi, vestiti rigorosamente all'occidentale, ammazzavano il tempo sui gradoni dei templi; i bambini giocavano ad arrampicarsi su un carro storico che verrà utilizzato per una ricorrenza locale (il nuovo anno nepalese: loro sono nel 2064!); un gruppo di uomini e donne cantava canti sacri.

Tutta la città di Bhaktapur è spettacolare. CONFUSION IN KATMANDU DURBAR SQUARE
CONFUSION IN KATMANDU DURBAR SQUARE
Poiché le sue strade sono strette e spesso ripide, sono chiuse al traffico e solo poche moto e pochissimi trattorini disturbano i passanti. Tutte le case sono in mattoncini a vista, e le strade sono lastricate di pietre rosse e squadrate disposte a spiga. Mi ha fatto pensare a Siena.

L'abbiamo attraversata durante una passeggiata al mattino, e quando siamo usciti verso le 7 la cittadina si svegliava. Abbiamo ritrovato le strutture deliziose di legno intagliato (soprattutto finestre) anche in stradine sperdute. Eppoi c'erano dei travetti a sostegno dei tetti di alcuni templi, che raffiguravano scene sessuali oscene (mitica quella tra due elefanti!).

Queste scenette sfacciate mi hanno colpito. Pensavo a quanto è diverso il nostro background culturale.
Da noi, la chiesa nei secoli passati ha coperto di veli centinaia di statue e di dipinti ingenui; qui, nessuno ha mai pensato a tagliare i falli in legno che penetrano figure femminili visibilmente compiaciute.
Eppure, che contrasto se guardiamo questi due mondi oggi: le nostre edicole traboccano di giornali pornografici, ed i muri di pubblicità con labbra e sguardi da "trombami, cretino". Invece qui un programma come "L'Isola delle Tentazioni" provocherebbe una sommossa, ed un bacio sensuale in un film sarebbe un affronto per il pubblico buon gusto.
Come un'onda, gli eccessi si alternano nei secoli.


Questi nostri giorni di visita sono stati accompagnati da frequenti scene relative al momento storico che attraversa il Nepal. Seto Machhendrnath Temple
Seto Machhendrnath Temple
Il 10 Aprile ci saranno le prime libere elezioni dal 2001, che erano state in realtà elezioni incomplete. Infatti per la prima volta i maoisti (che hanno gestito province del paese come fossero un territorio loro con squadroni di guerriglieri), si presenteranno come un partito democratico. O almeno, quasi.
Ogni giorno sul giornale si legge di rappresentanti di altri partiti pubblicamente malmenati e mandati all'ospedale in condizioni gravi. Lasciamo stare quando c'è uno sciopero: ci sono squadroni che vanno in giro a distruggere i negozi di chi non aderisce o gli autobus che circolano.

Il mondo del turismo è completamente estraneo a queste tensioni e le ambasciate non danno segnali di allarme, ma si percepisce che il momento storico è importante.

Per cui, la colonna sonora delle nostre visite è costituita da megafoni gracchianti sulle auto che distribuiscono volantini, da rabbiose conferenze in piazza dal tono populistico nelle quali la sola parola che capiamo è 'Nepal', da manifesti e bandierine appesi ovunque. Il simbolo più frequente è quello comunista, e se a me pare di essere in una campagna elettorale da Peppone e Don Camillo, a Lenka fa davvero strano rivedere un simbolo che per tanti anni era il solo ammesso nel suo paese.

Non si sa quali potranno essere i risultati, ma di certo sarà una svolta per questo piccolo paese.


India, Cina e Nepal.

Un piccolo paese schiacciato tra India e Cina, anzi, direi che è dove l'India inizia a diventare Cina. MAOIST MEETING
MAOIST MEETING


Infatti, i nepalesi utilizzano la stessa scrittura indiana; la lingua nepalese è anche molto vicina a quella indiana. Anche qui le donne vestono sari coloratissimi. Ma i tratti somatici, spesso indiani, tradiscono talvolta occhi a mandorla e visi rotondi. Nella cucina, tra i piatti tipici appaiono ravioli al vapore, i Momo, molto simili ai dumpling cinesi. Come nelle immagini da cartolina della Cina, i tetti dei templi presentano vari livelli sovrapposti, fino a cinque, sempre più piccoli. Inoltre gli angoli dei cornicioni sono svirgolati all'insù. Ci sono anche gli specchi agli ingressi, per allontanare gli spiriti cattivi, proprio come in Cina. Infine, le macellerie sono frequenti e possono persino esporre carne di vitello, cosa impensabile in India.

Soprattutto, la presenza di templi buddisti comincia a sovrastare quelli indu. Ma non come sopraffazione, le due religioni sembrano mescolate; molti templi buddisti sono venerati anche dagli indù, come se Buddha fosse un'altra delle loro divinità.

Vi voglio raccontare l'esempio più strano che abbiamo incontrato, durante una nostra passeggiata a Katmandu.

Si tratta di un templio dal nome impronunciabile"Seto Machhendrnath Temple". È uno dei numerosi e bellissimi templi di Katmandu, e la sua particolarità è di essere un templio buddista (una forma di Avalokiteshvara, ma non chiedetemi chi sia) ma adorato anche dagli indù (per i quali si tratta di una delle centinaia di incarnazioni di Shiva). Questa particolarità basta da sola a renderlo interessante, ma è soprattutto un'altra che ci ha colpito.

Il templio si trova all'interno di un cortile, come tanti altri. CARVINGS
CARVINGS
Nella strada sventolavano bandiere comuniste e qua e là c'era un comizio su palchi arrangiati. Le auto sfrecciavano a pochi millimetri dai nostri piedi, le donne vendevano verdure sui marciapiedi. La strada si è aperta in una piazzetta triangolare che ha allentato un po' la pressione brulicante e da là, attraverso un arco in un angolo, c'era l'accesso al cortile interno che custodiva il "Seto Machhendrnath".

Lì, nei pochi metri di accesso, siamo stati sorpresi nello scorgere all'interno masse strane in movimento. Di solito, quando dalla strada si entra in un cortile, si va dalla confusione alla tranquillità; ma non in questo caso. Orde di piccioni volavano in tutte le direzioni, venditori esponevano la loro mercanzia di fiori e di cibo per gli uccelli, un groviglio di statue e templietti era disseminato nei pochi metri tra noi ed il templio principale. Tra le statue, c'era anche quella di una donna occidentale (di quelle che si trovano nei castelli, col vestito lungo e tutto): che chissà come sia finita là.

Pare che chi dà da mangiare ai piccioni in questo cortile, acquisti punti per un buon karma. Non è che ci creda tanto. Di sicuro, il buon karma ce l'avevano i piccioni che vivevano là, come in un Eden tutto loro. Erano così tanti, che il templio vero e proprio era stato ingabbiato in strette sbarre di ferro verticali. Non ho potuto far a meno di pensare a quella barzelletta nella quale le statue di un uomo ed una donna, vicine da secoli, diventano vive per magia per fare la cosa che più vorrebbero. Allora loro, subito, balzano in un cespuglio. Dopo un po', il mago ci guarda dentro per vedere come va, e si accorge che i due avevano acchiappato un piccione e cercavano di cacarci sopra.

Sono d'accordo, detta così non fa ridere.

Abbiamo lasciato i buddisti e gli indù che pregavano in modi diversi uno stesso Dio, per riposare il naso e le orecchie nella confusione delle strade di Katmandu.
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