Ritorno nel mondo - verso Varanasi
Trip Start
Dec 30, 2007
1
53
84
Trip End
Ongoing
Per fortuna il nostro visto indiano stava per scadere, altrimenti avremmo rischiato di restare ancora una settimana o un mese ad Herakan. Il 10 Marzo, abbiamo salutato tutti e, dopo colazione, siamo andati via.
Per tornare ad Aldwani, abbiamo disceso a piedi il letto del fiume per un paio d'ore con l'aiuto di due filiformi ma forti oriundi per i nostri zaini. La valle da noi conosciuta, è sparita dietro la prima curva. In quel punto, abbiamo dovuto passare la Gautami Ganga a guado, ed è stato come passare una frontiera.
Poi, il sentiero ci ha portato ad attraversare e ri-attraversare il fiume a più riprese, forse una decina. Ed ogni volta, era come se attraversassimo un fiume diverso ed una valle diversa tra Herakan ed il 'mondo', tanto sono lontani e diversi.
Alla fine, in fondo alla valle, ci aspettava un taxi-jeep.
Un precetto di Babaji, è quello di vestire sempre indumenti puliti. Per cui, ogni giorno lavavamo quasi un secchio di panni al fiume, come i nonni ci hanno raccontato che si faceva anche da noi. Al caldo del sole, è stato un piacevole momento della giornata.
Eravamo quindi abituati ad essere sempre puliti in abiti puliti. E siamo andati via da Herakan con tutto lindo e piegato negli zaini come se partissimo in quel momento da casa. Puliti fuori e puliti dentro.
Rientrare nella confusione delle strade indiane, è stato più scioccante di quando siamo atterrati a New Delhi circa due mesi fa. Dopo un'ora nel traffico strombazzante di Haldwani, fuori eravamo di nuovo grigi come spazzacamini. E dentro, i nervi erano tornati a fior di pelle per la confusione, la coda alla stazione per i biglietti, la difficoltà di comunicazione. Ma cosa era rimasto, allora, di Herakan?
Non posso spiegarlo, è presto e poi (come tutte le esperienze) è difficile con le parole; ma sento che è rimasto qualcosa dentro di me e dentro noi due che si rilascerà gradualmente nel tempo. Filippo, mi aveva detto all'inizio del soggiorno che, se partiti da Herakan si vedono le cose in modo un po' diverso, il soggiorno è stato buono. Allora per noi lo è stato.
Siamo arrivati ad Haldwani circa alle 13h00. Incomprensibilmente, è affiorata una stanchezza come poche volte ci è capitato: eravamo incapaci di pensare lucidamente. Così Lenka ronfava già prima delle 17h00; io ho tenuto duro con gli stecchini tra le palpebre, ma dalle 20h00 ho dormito di sasso fino alle 7h00 del mattino successivo.
Appena in tempo per il nostro appuntamento da Muni Raj alle 8h00.
Infatti, così come è uso andare a salutare il capo spirituale di Herakan all'arrivo, lo è anche prima di partire. Ma l'esperienza è stata completamente diversa.
Anche questa volta abbiamo partecipato alle due stesse cerimonie: un haven (durante la quale si fanno offerte al fuoco come fosse una 'murti') ed un arti. Ma ora le conoscevamo meglio ed abbiamo potuto partecipare attivamente. E così, come il giorno precedente ci era sembrato un po' di andar via da casa perché lasciavamo un luogo divenuto familiare ed amichevole, così ora ci pareva di esserci tornati ancora per qualche ora.
C'era un bimbo attorno a noi, forse un nipotino di Muni Raj. E come i bimbi alla Gufa, anche lui giocava attorno alle cerimonie, e Muni Raj giocava con lui mentre le presidiava. Eppure anche qui, queste non perdevano di sacralità.
Quel giorno, (quasi) tutto è filato liscio. I nostri spostamenti sono stati facili, e per citare un episodio un ragazzo che ci ha aiutato alla biglietteria della stazione, abbiamo poi scoperto che lavorava nella farmacia che appartiene a Muni Raj. Oppure: la sala d'attesa della stazione di Haldwani, dove dovevamo pazientare oltre due ore quella sera, era inimmaginalmente pulita e provvista di poltrone nuove in pelle. Ed il viaggio notturno in treno, da Haldwani a Lucknow, è andato bene nonostante fossimo in seconda classe.
11 Marzo - Da Haldwani a Varanasi.
A Lucknow, dove dovevamo cambiare treno per Varanasi siamo arrivati alle 6h15 del mattino dopo una notte durante la quale abbiamo sorprendentemente dormito (persino Lenka si è fatta qualche ora).
Memori delle precedenti esperienze, all'arrivo in stazione eravamo concentratissimi. Abbiamo chiesto informazioni nella hall, dove ci hanno spiegato che il treno per Varanasi partiva da un'altra stazione, che si affaccia sulla stessa piazza.
Siamo andati presso l'ufficio informazione della seconda stazione, per scoprire che c'era una terza stazione che dava sulla stessa piazza.
Non so come si chiami questa piazza, probabilmente "Piazza delle Stazioni".
La biglietteria della terza stazione è stato un eccellente esempio di inutilità. Volevamo prenotare dei posti (impossibile farlo da Haldwani), ma tutto quello che ci rispondeva il ragazzo con la faccia tonda dietro alla griglia era:
"Binario 9, ore 7h00"
Erano le 6h40, ma ci siamo diretti subito al binario 9, non si sa mai.
Ed eccoci su una delle famose passerelle che attraversano i binari. L'abbiamo presa al binario 1, e poi siamo passati sopra al 2, al 3... bene, tutto procede come previsto. Poi il 6, poi il 7, poi... ehi! Il 7 è l'ultimo binario! Ma il 9?
Abbiamo chiesto ansiosi, non c'era una quarta stazione come per il Monopoli? Ed abbiamo trovato la risposta quasi subito: in una rara manifestazione di logica, i binari 8 e 9 erano stati messi alla fine del binario 1, dal lato opposto rispetto al binario 2.
Siamo arrivati pochi minuti prima della partenza, ed abbiamo trovato due posti non prenotati che abbiamo tenuto fino all'arrivo: gli spostamenti continuavano ad essere facili.
Il viaggio è durato circa 7 ore, su panche di legno. L'esperienza del treno in India è essenziale per vedere uno spaccato del paese: sia per come viaggia la gente, sia per i panorami che si possono ammirare affacciati sulle porte sempre aperte dei vagoni. Durante questo viaggio, ci hanno accompagnato le brumse pianure verdi ed infinite gli attraversamenti di villaggi fatti di capanne e di bambini nudi e sporchi che giocavano.
Al solito, il viaggio è stato allietato da venditori di 'chai', che ci servivano in piacevoli tazze di terracotta 'usa e getta' invece che nei più convenzionali bicchierini di carta.
Ed eccoci arrivati a Varanasi, la più sacra delle città sacre. Ma che, dalla stazione fino al centro presso le rive del Gange, assomigliava ad una qualsiasi confusa, caotica, inquinata città indiana. Finalmente, faceva caldo (ma ancora non troppo).
Ed eccoci di nuovo sporchi e sudati, come eravamo abituati prima della pausa nella valle di Herakan.
Ed eccoci di nuovo in questa altra forma di viaggio, nel senso di rapido attraversamento di città e terre che non abbiamo mai visto.
Per tornare ad Aldwani, abbiamo disceso a piedi il letto del fiume per un paio d'ore con l'aiuto di due filiformi ma forti oriundi per i nostri zaini. La valle da noi conosciuta, è sparita dietro la prima curva. In quel punto, abbiamo dovuto passare la Gautami Ganga a guado, ed è stato come passare una frontiera.
Poi, il sentiero ci ha portato ad attraversare e ri-attraversare il fiume a più riprese, forse una decina. Ed ogni volta, era come se attraversassimo un fiume diverso ed una valle diversa tra Herakan ed il 'mondo', tanto sono lontani e diversi.
Alla fine, in fondo alla valle, ci aspettava un taxi-jeep.
Un precetto di Babaji, è quello di vestire sempre indumenti puliti. Per cui, ogni giorno lavavamo quasi un secchio di panni al fiume, come i nonni ci hanno raccontato che si faceva anche da noi. Al caldo del sole, è stato un piacevole momento della giornata.
Eravamo quindi abituati ad essere sempre puliti in abiti puliti. E siamo andati via da Herakan con tutto lindo e piegato negli zaini come se partissimo in quel momento da casa. Puliti fuori e puliti dentro.
Rientrare nella confusione delle strade indiane, è stato più scioccante di quando siamo atterrati a New Delhi circa due mesi fa. Dopo un'ora nel traffico strombazzante di Haldwani, fuori eravamo di nuovo grigi come spazzacamini. E dentro, i nervi erano tornati a fior di pelle per la confusione, la coda alla stazione per i biglietti, la difficoltà di comunicazione. Ma cosa era rimasto, allora, di Herakan?
Non posso spiegarlo, è presto e poi (come tutte le esperienze) è difficile con le parole; ma sento che è rimasto qualcosa dentro di me e dentro noi due che si rilascerà gradualmente nel tempo. Filippo, mi aveva detto all'inizio del soggiorno che, se partiti da Herakan si vedono le cose in modo un po' diverso, il soggiorno è stato buono. Allora per noi lo è stato.
Siamo arrivati ad Haldwani circa alle 13h00. Incomprensibilmente, è affiorata una stanchezza come poche volte ci è capitato: eravamo incapaci di pensare lucidamente. Così Lenka ronfava già prima delle 17h00; io ho tenuto duro con gli stecchini tra le palpebre, ma dalle 20h00 ho dormito di sasso fino alle 7h00 del mattino successivo.
Appena in tempo per il nostro appuntamento da Muni Raj alle 8h00.
Infatti, così come è uso andare a salutare il capo spirituale di Herakan all'arrivo, lo è anche prima di partire. Ma l'esperienza è stata completamente diversa.
Anche questa volta abbiamo partecipato alle due stesse cerimonie: un haven (durante la quale si fanno offerte al fuoco come fosse una 'murti') ed un arti. Ma ora le conoscevamo meglio ed abbiamo potuto partecipare attivamente. E così, come il giorno precedente ci era sembrato un po' di andar via da casa perché lasciavamo un luogo divenuto familiare ed amichevole, così ora ci pareva di esserci tornati ancora per qualche ora.
C'era un bimbo attorno a noi, forse un nipotino di Muni Raj. E come i bimbi alla Gufa, anche lui giocava attorno alle cerimonie, e Muni Raj giocava con lui mentre le presidiava. Eppure anche qui, queste non perdevano di sacralità.
Quel giorno, (quasi) tutto è filato liscio. I nostri spostamenti sono stati facili, e per citare un episodio un ragazzo che ci ha aiutato alla biglietteria della stazione, abbiamo poi scoperto che lavorava nella farmacia che appartiene a Muni Raj. Oppure: la sala d'attesa della stazione di Haldwani, dove dovevamo pazientare oltre due ore quella sera, era inimmaginalmente pulita e provvista di poltrone nuove in pelle. Ed il viaggio notturno in treno, da Haldwani a Lucknow, è andato bene nonostante fossimo in seconda classe.
11 Marzo - Da Haldwani a Varanasi.
A Lucknow, dove dovevamo cambiare treno per Varanasi siamo arrivati alle 6h15 del mattino dopo una notte durante la quale abbiamo sorprendentemente dormito (persino Lenka si è fatta qualche ora).
Memori delle precedenti esperienze, all'arrivo in stazione eravamo concentratissimi. Abbiamo chiesto informazioni nella hall, dove ci hanno spiegato che il treno per Varanasi partiva da un'altra stazione, che si affaccia sulla stessa piazza.
Siamo andati presso l'ufficio informazione della seconda stazione, per scoprire che c'era una terza stazione che dava sulla stessa piazza.
Non so come si chiami questa piazza, probabilmente "Piazza delle Stazioni".
La biglietteria della terza stazione è stato un eccellente esempio di inutilità. Volevamo prenotare dei posti (impossibile farlo da Haldwani), ma tutto quello che ci rispondeva il ragazzo con la faccia tonda dietro alla griglia era:
"Binario 9, ore 7h00"
Erano le 6h40, ma ci siamo diretti subito al binario 9, non si sa mai.
Ed eccoci su una delle famose passerelle che attraversano i binari. L'abbiamo presa al binario 1, e poi siamo passati sopra al 2, al 3... bene, tutto procede come previsto. Poi il 6, poi il 7, poi... ehi! Il 7 è l'ultimo binario! Ma il 9?
Abbiamo chiesto ansiosi, non c'era una quarta stazione come per il Monopoli? Ed abbiamo trovato la risposta quasi subito: in una rara manifestazione di logica, i binari 8 e 9 erano stati messi alla fine del binario 1, dal lato opposto rispetto al binario 2.
Siamo arrivati pochi minuti prima della partenza, ed abbiamo trovato due posti non prenotati che abbiamo tenuto fino all'arrivo: gli spostamenti continuavano ad essere facili.
Il viaggio è durato circa 7 ore, su panche di legno. L'esperienza del treno in India è essenziale per vedere uno spaccato del paese: sia per come viaggia la gente, sia per i panorami che si possono ammirare affacciati sulle porte sempre aperte dei vagoni. Durante questo viaggio, ci hanno accompagnato le brumse pianure verdi ed infinite gli attraversamenti di villaggi fatti di capanne e di bambini nudi e sporchi che giocavano.
Al solito, il viaggio è stato allietato da venditori di 'chai', che ci servivano in piacevoli tazze di terracotta 'usa e getta' invece che nei più convenzionali bicchierini di carta.
Ed eccoci arrivati a Varanasi, la più sacra delle città sacre. Ma che, dalla stazione fino al centro presso le rive del Gange, assomigliava ad una qualsiasi confusa, caotica, inquinata città indiana. Finalmente, faceva caldo (ma ancora non troppo).
Ed eccoci di nuovo sporchi e sudati, come eravamo abituati prima della pausa nella valle di Herakan.
Ed eccoci di nuovo in questa altra forma di viaggio, nel senso di rapido attraversamento di città e terre che non abbiamo mai visto.

