Di nuovo tutti assieme

Trip Start Dec 30, 2007
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Friday, February 22, 2008

22 Febbraio - Di nuovo tutti assieme.

Il resto del "Gufa team" è rientrato fracassato da ore di macchina e curve, ma felice. Ed anche noi lo eravamo, per i due giorni passati da soli con il fiume. La vita dell'ashram ha continuato i suoi ritmi uguali, ed io scoprivo piano piano che il Karma Yoga del templio si allargava a porte, muri, a dare l'aderente... Lenka mi dava una mano con lo stucco.

Continuavamo ad accumulare ore di sonno perso, perché i lavori impedivano di dormire al pomeriggio, ed al mattino ci alzavamo tra le quattro e le quattro e mezza. Intanto l'elettricità era tornata, ma non la usavamo tanto ci eravamo abituati a fare tutto al lume di candela.

Soprattutto, la temperatura iniziava a salire WASHING...
WASHING...
. Alla fine di un Arti, Filippo ha esclamato:
"Per la prima volta, stasera si sta bene!"
Ed era vero, non tremavo sotto i miei vari strati isolanti.

Dopo pranzo, ci trovavamo tutti davanti camera di Filippo per chiacchierare di ricerca spirituale, di Babaji e di altri argomenti del tipo. O meglio, era Filippo che chiacchierava e noi che lo ascoltavamo.

Filippo è così logorroico, che sarebbe un rompiscatole di fama mondiale se non dicesse cose così interessanti, frutto del suo lavoro, della sua esperienza di vita e di tonnellate di libri. Per cui, lo facevamo partire con una domanda a caso, del tipo "ma che ci sarà per cena?". E lui andava, e noi lo stavamo ad ascoltare.

Le parole, sono il mondo di Filippo. Una volta, avevo rivolto una domanda a Gorari, lui mi ha risposto in italiano: "Chiedi Filippo. Lui capito tutto". Come per dire: il mio modo di spiegare è attraverso le azioni, per un chiarimento chiedi a lui.


Vi racconto un episodio divertente ...LOOKING...
...LOOKING...
. Una volta, avevo acquistato un braccialetto nello shop dell'ashram, e volevo farlo "benedire" da Gorari. Lui lo ha messo nel templio della Madre di Herakan, ed alla fine dell'arti me lo ha messo attorno al polso destro. Assieme al braccialetto, da dentro al templio mi ha portato un fiore, tipo un garofano giallo e rosso.

Ero contento come un ragazzino, ma cosa avrei dovuto fare del fiore? Lo tenevo preziosamente tra le mani, ed andavo avanti ed indietro a mano a mano che cambiavo idea. Poi mi sono deciso: lo avrei offerto alla Madre.

Così, mi sono avvicinato tutto devoto e rispettoso. Ho salito il primo dei tre gradini, mi sono concentrato come prima di spegnere le candeline e lo ho lanciato all'interno del templio.

La sfiga esiste anche ad Herakan, perché proprio ai piedi della murti, forse a due metri da me, c'era anche il lumino che ne simboleggia la presenza. Il mio fiore è pesantemente atterrato nella sua cera con uno 'splosh', ed ha spento la fiamma.

Altro che spegnere le candeline!
...BATHING!
...BATHING!

Ho cercato a lungo un'espressione per descrivere il mio stato d'animo, e trovo che la migliore sia questa.

Ci sono rimasto di merda.

Come quando da bambino ho rotto un vetro con una pallina da tennis e sono andato a cercare papà per dirglielo, con quello stesso stato d'animo ho interpellato Gorari.
"Hem, Gorari... io avrei..."
"Non capisco Massimo, parla più forte"
"...spento il ..."
"Massimo, non capisco"
"...luminodellaMadreconilfiorechemiavevi dato tu. Glielo volevo solo offrire..."

Gorari è schizzato nel templio per recuperare e gettare il mio fiore, e per riaccendere il lumino.
"Era un regalo della Madre a te, perché tu glielo hai ridato?"

Questo episodio mi era rimasto in testa per un paio di giorni, anche perché tutti in giro dicono che ad Herakan le cose non accadono mai per caso HAIDAKHANDESWARI MA
HAIDAKHANDESWARI MA
. Ma che cosa voleva dire quel segno?


Ed ecco che un pomeriggio eravamo seduti al solito attorno a Filippo. Lui era partito in un monologo da un argomento qualsiasi, forse dalla domanda "hai del caffè?", ed era arrivato all'interpretazione dei segni.
"I segni sono un messaggio su ciò che accadrà. Questo perché chi riceve un segno lo interpreta: e questo interpretarlo, fa pensare ad una situazione futura, o fa venire una paura, o una speranza."
"Quindi un segno genera pensieri. Un pensiero da un lato attira l'avenimento pensato; dall'altro genera tipo 'effetto placebo' in chi lo pensa. Prendiamo un esempio."

Vi lascio indovinare quale esempio ha preso.

"Si può interpretare la candela spenta dal fiore come: 'la Madre non mi ama, mi accadrà qualcosa di brutto, farò un errore grave'. Ed in questo caso, ciò potrà accadere più facilmente. Oppure, interpretarlo come un insegnamento: 'non saper accettare un dono, non solo non si fa, ma è qualcosa di così grave da spegnere la luce di quanto più sacro esiste'. Per cui, il segno diventa positivo ed è un insegnamento."

Mi è piaciuto così tanto il suo punto di vista, che da allora penso a tale episodio solo in questa chiave.
Ed è bello pensare che ci sono tanti segni per gli uomini, ma che la loro valenza è data soprattutto da quello che l'uomo stesso, con il suo libero arbitrio, ci mette dentro MUNI RAJ
MUNI RAJ
.


27 Febbraio - Gli ultimi giorni all'ashram.

Poi il giorno della partenza del gruppone di italiani è arrivato. Tra il 26 ed il 27 febbraio, Filippo, Jayanand, Franco, Raffaella, Gilda e Kamalesh sono andati via per volare in Italia. Io e Lenka eravamo dispiaciuti, ma anche contenti di vivere la Gufa in pochi.


Siamo rimasti soli con Nima e con Raidas. Avevamo ancora una decina di giorni di fronte a noi, che sono trascorsi piacevolmente.

Abbiamo dedicato una giornata a salire su una montagna sacra a ridosso dell'ashram, il Kailash. Credevo sarebbe stata una passeggiata, invece sono state tre ore di salita per sei chilometri (sola andata): un assaggio delle colline himalayane.

Il resto del tempo, lo abbiamo passato tra Karma Yoga e riti quotidiani.

A poco a poco, l'arti si è trasformato da un'insensato ammasso di vocalizzi in un momento piacevole e pieno di energia, tanto che le volte in cui non ho partecipato mi è dispiaciuto GOODBYE HERAKAN
GOODBYE HERAKAN
. Ormai, conosciamo persino alcune strofe a memoria, e ci siamo provvisti di un CD per ascoltarlo anche quando saremo lontani.

I momenti di meditazione sono stati invece sempre difficili, il più delle volte mi perdevo nel guardare le fiamme, come facevo da bambino le domeniche pomeriggio durante i lunghi inverni aquilani.

Nella quiete, abbiamo conosciuto meglio e con piacere le personalità più schive di Nima e di Raidas. E mi sono fatto un'idea di questo ashram.


La vita in un ashram, spinge ad osservare tutti i propri gesti, le proprie emozioni e le proprie reazioni. Inoltre, il luogo ed i riti danno quella sensazione di profondo rilassamento che fa venire a galla meglio paure, desideri, conflitti. È come guardarsi al microscopio.

Per cui, se la gente che si trova in un ashram ha i limiti ed i difetti di quella che si trova in un qualsiasi altro luogo, quello che invece la contraddistingue (nella maggioranza dei casi) è un sincero sforzo per capire se stessi ed il divino GOODBYE HAIDAKHANDESWARI MA
GOODBYE HAIDAKHANDESWARI MA
. Anche se non sempre ci si riesce.

Ed infatti, non ci sono solo saggi. Quello che mi aspetterei, se incontrassi un saggio, è vederlo sereno qualsiasi cosa gli accada attorno. Se qualcuno gli facesse un complimento e lui arrossisse, oppure al contrario, se un discepolo gli camminasse nel piatto e lui si arrabbiasse, (come invece farei io), che saggio sarebbe?
Eppure, qui nell'ashram come altrove, capita che la gente si arrabbi per delle stupidaggini, o non veda la propria parte di torto nelle discussioni. Ma poi, spesso, si ferma a pensare in una atmosfera di ricerca affascinante.


Per quanto riguarda l'organizzazione, la mia prima impressione è che l'ashram di Herakan avrebbe bisogno di una rinfrescata.
Per esempio, non esiste un sistema di accoglienza dei nuovi come noi, tranne un foglietto con le regole dell'ashram.
In particolare, riguardo gli insegnamenti di Babaji: non ci sono 'lezioni' per chi vuole scoprire il suo messaggio, ad esempio. Né qualcuno preposto cui rivolgere dubbi e domande.

Oppure, anche per il Karma Yoga, invece della simpatica signora inglese che, a mente, si chiede cosa possa fare ognuno quel giorno, sarebbero forse più efficaci dei tabelloni dove sono indicati i nomi di chi deve essere dove e con quale coordinatore-lavori.

O, ultimo esempio, l'ashram potrebbe nominare qualcuno che si assicuri che le camere siano pulite quando un ospite va via VIEWS FROM MOUNT KAILASH
VIEWS FROM MOUNT KAILASH
!


In relazione ai devoti, l'impressione è che ci sia una fascia solidissima che hanno conosciuto Babaji. L'energia che deve aver avuto quell'uomo (o Dio in quella forma) si intuisce dallo sguardo che, chi lo ha visto, ha quando ne parla. Ma dietro questa generazione ormai sulla sessantina, le "nuove leve" sono meno numerose e (tranne alcuni) meno consapevoli, credo, di quale sia il vero messaggio di Babaji.


Certo, Babaji troverà il modo di continuare a far diffondere la sua parola se vuole - altrimenti che divinità sarebbe? Ma credo che una gestione più manageriale e più 'formativa' gli faciliterebbe il compito, tanto che molto spesso le iniziative ispirate a profondi ideali falliscono se non si appoggiano su una organizzazione pragmatica.
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Comments

iolecalvigioni
iolecalvigioni on Mar 26, 2008 at 08:56PM

grazie.
commossa, ringrazio per la testimonianza di ciò che è stato per voi.
Om Namah Shivaya. Aeswaria - Jole

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