SOLI ALLA GUFA

Trip Start Dec 30, 2007
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Trip End Ongoing


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Flag of India  ,
Wednesday, February 20, 2008

Improvvisamente, e nonostante i rumori dei lavori sopra al nostro alloggio, la Gufa è diventata silenziosa e calma. Tornati da colazione, il primo giorno da soli lo abbiamo trascorso all'italiana: qualche acquisto al negozietto dell'ashram, una camminata, scrivere e leggere.

Desideravamo scoprire le cerimonie dall'altro lato del fiume, ora che Lenka finalmente poteva partecipare, e la sera siamo andati nel grande duni. La struttura è più amplia e decorata rispetto al nostro.
E soprattutto, è organizzata in tutt'altro modo.

Lo abbiamo intuito subito, quando ci siamo accorti che il 'pujari' (nome del guardiarno di un templio) era un ragazzotto sulla trentina con un forte accento tedesco GUFA'S KIDS
GUFA'S KIDS
.
Due pezzi di tronchi da foto pubblicitaria, (e non la povera legna verde e di fortuna disponibile dal nostro lato), ardevano al centro del luogo sacro. Io e Lenka eravamo ancora inesperti, ed alla fine della cerimonia avevamo collezionato un certo numero di errori. Per cui il pujari ha detto all'assemblea (invece di parlarci direttamente):
"Per kwelli che sono nuofi, sappiate che..." Non avevamo lavato mani e bocca prima di inginocchiarci, ci eravamo installati in punti in cui non potevamo, non ci eravamo disegnati il puntino in mezzo agli occhi, non avevamo dato l'acqua al 'lingam' (simbolo fallico di Shiva) prima di entrare ed altro.

E dopo la cerimonia, l'assistente del pujari, pure lui tedesco, tutto vestito di nero e con un cappellino che sembrava un casco nero da Star Trek, ha detto:
"Ok, fuori tutti, ora dobbiamo pulire", e ci ha liquidati tra le proteste di un 'baba' irlandese con la faccia da ubriacone.

Il mattino dopo, abbiamo partecipato alla cerimonia dell'arti nel templio principale, oltre i 108 gradini. I partecipanti erano sorprendentemente pochi. GUFA'S TEMPLES
GUFA'S TEMPLES
C'erano molti inglesi, che cantavano le vocali delle parole hindi e sanscrite con il suono da gomma da masticare.
C'era un signore coreano seduto nella posizione del loto, ad occhi chiusi: aveva la schiena dritta come un fuso come gli orientali sanno fare e, quel che è peggio, sembrava comodo. Accanto a lui, suo figlio era la sua fotocopia. Indossava un piumino d'oca con dietro scritto grosso "Revolution", che stonava particolarmente con quel luogo. Cantavano all'unisono, e oscillavano da destra a sinistra come mossi da uno stesso filo.

Anche il 'prasad' era in stile inglese. Mentre Gorari preparava spesso dell'ottima frutta a tocchi, oppure a turno gli italiani compravano della deliziosa pasticceria, là nel templio principale venivano distribuite delle appiccicosissime caramelle mu, di quelle che davano nei negozi come resto invece delle 50 lire quando ancora andavo alla scuola media.


Alla fine dei canti, tutti si sono messi in circolo. Una signora inglese con i capelli grigi e lisci sulle spalle, ha preso la parola. Dapprima ha letto un discorso di Babaji, come da noi si leggerebbe un passo del Vangelo. Poi ha iniziato ad organizzare la giornata ...TEMPLES...
...TEMPLES...
.

"Allora... chi è senza Karma Yoga..." e guardava verso Lenka. Ma prima si è indirizzata ad un'altra ragazza, con quel modo di fare ingese.
"Cara", le fa, "credo che tu sia senza compiti"
"Oh, sì", le risponde la ragazza, con modo di fare altrettanto inglese.
"Allora, ci sarebbe da dipingere qualcosa"
"Oh, temo che non sarà possibile, ieri sono stata in ospedale!", la voce triste
"Ah, sei stata in ospedale?", la voce sorpresa.
"Sì, sono stata in ospedale, respiro male", si giustifica.
"Ah, capisco... allora, forse del giardinaggio potrebbe far più al caso tuo?"
"Probabilmente sì", dice incerta.
"Bene, ci vediamo... direi alle 9h20 giù in giardino... anzi, facciamo alle 9h15"
"OK, no problem, ci vediamo alle 9h15"

Erano mesi che non sentivo precisare un appuntamento di 5 minuti ...TEMPES!
...TEMPES!
. Mi è venuto da ridere. L'ashram è un mosaico di culture, e dopo il suo lato indo-italiano e tedesco, scoprivamo ora quello inglese.

Poi la signora ha guardato Lenka con l'acquolina in bocca:
"E tu, credo che tu non abbia nulla da fare; allora, che ne diresti se..."
Lenka con un sorrisino ha alzato la mano, come si faceva a scuola con le giustificazioni per non farsi interrogare: "Lato Gufa!", le dice.
"Oh, Lato Gufa, d'accordo" quasi dispiaciuta. "e quindi anche tu..." mi chiede.
"Eh, sì, lato Gufa anch'io!"

Quel giorno, mentre Lenka ed io facevamo Karma Yoga alla Gufa, il pujari tedesco ed altre persone dell'altro lato dell'ashram, sono venuti a fare un giretto. Sono certo che sono venuti solo per inchinarsi ai templi (come hanno fatto altre volte), ma mi piace giocare di fantasia e pensare che il quartier generale dell'altra parte, quel mattino, si fosse riunito (nei vari accenti):
"Kvelli tella Cufa non capiscono un cazzen dei riti di Papaji DUNI ON THE MAIN SIDE - outside
DUNI ON THE MAIN SIDE - outside
! Ma che fannen turante l'arti la sera?"
"Yesss! E poi, dicounou che fannou Karma Yoga, ma pensou che stanno al soule toutto il giournou a grattarsi i ... scusate..."
"Ora antiamo e gli facciamo fetere noi ki è più furpo!"

Per cui, metre ci camminavano attorno, mi veniva da sghignazzare. Se ci fosse stato il modo avrei comperato delle T-shirt per tutti noi con scritto "Lato Gufa" sulle spalle, e poi organizzato una partita di calcio di quelle che si fanno tra amici ma che te le dai comunque di santa ragione.

Ero di buon umore: Lenka aveva deciso di iniziare il suo Karma Yoga. Aveva preso un rastrello e sgomberava tutto il terreno dalle foglie e dai rami caduti durante il temporale eccezzionale della sera prima.

Alla sera del nostro secondo giorno da soli, la terra tra gli alberi era pulita ed ordinata e le tracce che avevano lasciato i denti del rastrello sembravano quelle ordinate di un pettine.


Ci sono altre differenze tra la vita nell'ashram dai due lati LOOKING IN THE MIRROR...
LOOKING IN THE MIRROR...
.

In generale, la vita in Gufa assomiglia più a quella di una famiglia.
Prendiamo ad esempio l'arti. Quando Gorari suona nella sua conchiglia per annunciarne l'inizio, c'è un insolito partecipante. Con il pelo marrone lungo ed i primi peli bianchi sul muso, Lucky è il cane più religioso del mondo: inizia ad ululare, spesso proprio sulla porta del templio, come per pregare con noi. Resta spesso anche durante la cerimonia, è seduto come gli altri oppure si rotola sui presenti.

Se accadesse una simile cosa al pujari tedesco, lui ed il suo assistente avrebbero un attacco di pancreatite. Una volta un tipo chiacchierava fuori dal 'loro' duni a voce bassa, ed uno dei due si è precipitato fuori con la faccia di chi vuol menar le mani.

E poi i bambini! In Gufa, irrompono continuamente: ci camminano attorno, provano a suonare gli strumenti, fanno vibrare una campana e scappano, giocano. E Gorari li accoglie sempre con un sorriso, e li lascia fare. Una sera, ha preso Lovely (tre anni) tra le braccia perché faceva i dispetti a Raidas: poi lo ha tenuto con lui finché non si è addormentato sotto il mantello arancione tra le sue mani ruvide e la mamma lo è venuto a prendere per portarlo a letto DUNI ON THE MAIN SIDE - inside
DUNI ON THE MAIN SIDE - inside
.
Se i bimbi scorrazzassero così nel templio dall'altra parte, già immagino le signore inglesi a fine cerimonia andare dalle loro mamme e dire, con il culo stretto, roba del tipo:
"Certo cara che capiamo che sono bimbi... ma temo che occorrerà un minimo di controllo! Disturbano la concentrazione dei presenti! E poi quando diamo loro la caramella mu come 'prasad', lo sputano!" E ti credo, quei bambini sono abituati al prasad 'lato Gufa'...

Lato Gufa non disturbano, anzi ricordano quello insegnava Babaji, ossia che i riti non hanno alcun valore in loro stessi, sono solo un mezzo per aiutare chi prega a pensare a Dio.

Ma la migliore spiegazione delle differenze tra la Gufa ed il resto dell'ashram, ed al contempo della loro unità, me l'ha fornita una sera Ganga, una signora italiana che da anni vive presso Muni Raj.
"Non c'è nulla da fare, il lato del Templio è il Padre, e la Gufa è la Madre".

Ed infatti è qui che tutti vogliono venire a stare, e qui si trovano dolcezza, sole, tranquillità, tolleranza.

E naturalmente, qui si trova il templio della Madre di Herakan: Heriakanda. Heriakanda è lo spirito femminile di Babaji, ed una delle forme prese da Amba, la Madre Universale, che assieme a Shiva costituisce l'insieme che ha generato il mondo. Così, in modo simile, la Gufa ed il lato del Templio generano e rinnovano la comunità di Herakan.
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