Il deserto


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Racconti e pensieri dalla nostra pausa indiana. Pribehy a uvahy z nasi prestavky v Indii.

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Il deserto

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Friday, Feb 08, 2008

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Rajendra, tra una considerazione filosofica e l'altra, ci ha venduto un pacchetto-safari. » per questo che ci ha parlato del nonno, o il nonno lo ha aiutato a fare in modo che acquistassimo presso di lui tale offerta? Ha usato il sacro per comprare la nostra fiducia, o il sacro lo ha compensato per la sua fede?

Fatto sta, che alle 8h30 di mattina eravamo su un autobus che porta a Osian, poco ridente cittadina a 65 chilometri a nord di Jodhpur, nota per dei bellissimi templi che noi non abbiamo visto.

Il cielo era coperto, ma che importa? Noi andavamo nel deserto!

Arrivati ad Osian, l'autobus ci ha scaricati a "central station", ossia la strada del mercato. Mollati in mezzo a quella confusione, ci siamo sentiti persi. Per cui, quando si Ë avvicinato un fruttivendolo baffuto per chiederci: "Camel safari?", lo abbiamo seguito con un atteggiamento circospetto.

La nostra guida, Nainsuk, era in ritardo. Il fruttivendolo era "suo cugino", ossia probabilmente un amico, ci ha offerto un chai e ci ha chiesto di aspettare accanto al suo bancone l'arrivo di Nainsuk. Mentre Baffo metteva a posto la frutta del suo carretto, per tenerla in bella vista per gli acquirenti come si fa sempre in India, un crocchio di una quindicina di persone si era formato attorno a noi. Erano semplicemente lÏ, immobili con le mani dietro la schiena e ci guardavano. I pi_ audaci, ci chiedevano da dove venivamo e da quanto tempo eravamo in India. Poi, il loro inglese finiva, e si limitavano a restare vicino a noi.

Solo quando i pi_ si sono distratti, ho chiesto a Baffo:

"scusi, c'Ë il bagno da queste parti?"

Ma probabilmente non c'era. Infatti Baffo ne ha parlato con un vicino e poi con un altro, e cosÏ via cosÏ che dopo circa dieci secondi c'era un brusio attorno a noi al posto del silenzio, e probabilmente qualche ragazzino cominciava a diffondere la domanda anche dall'altro capo del mercato. Tuttavia, quel pubblico dibattito non avrebbe dato risposta.

E finalmente, Nainsuk Ë arrivato. » un ragazzo di 22 anni, ma la sua faccia sorridente ne dimostra almeno 10 di pi_.

Appena mi ha visto, mi ha abbracciato come se fossimo amici persi di vista da anni (con Lenka si Ë limitato ad una pi_ pudica stretta di mano). Lo abbiamo seguito lungo le strade del mercato, e nel mentre gli chiedo: "Nainsuk, un bagno?".

"No problem", mi fa lui, e mi fa cenno di continuare a seguirlo.

Dopo cinque minuti di camminata, arriviamo ai cammelli che ci aspettavano in un amplio spazio, le selle coperte da una federa bianco candido (una vera rarit+ in India).

Guardo Nainsuk e gli faccio: "Nainsuk, il bagno?"

"No problem", mi risponde, e mi indica uno spazio un grande albero. Lenka ed io, ci adeguiamo.

Saliamo sui cammelli accovacciati a terra, che quando si alzano sembra di essere sulle montagne russe: prima sulle ginocchia dietro, poi sulle zampe davanti, poi le zampe dietro. E cominciamo a camminare.

Io avevo dietro di me lo zio di Nainsuk, Ruparam - in India tutti sono sempre zii e cugini. Nainsuk camminava tenedo per le briglie il cammello di Lenka. Attraversata una strada ed una ferrovia, ci siamo addentrati tra le prime dune.

Il deserto in Rajastan non Ë quello delle immagini del Sahara. » un deserto "sporcato" da alberi e cespugli di vario genere, in quanto questa zona Ë soggetta ai monsoni annuali, e la sabbia riesce a dar vita ad una flora.

Ed ad una fauna! Quasi subito abbiamo visto le prime antilopi (ne abbiamo viste tantissime) ed i primi pavoni. » l'ultima cosa che mi sarei aspettato: in mezzo a sabbia e a vegetazione secca, scorgere l'azzurro scarlatto dei pavoni maschi e le loro lunghe code multicolori. Sono uccelli bellissimi, e cosi grassi e grossi che Ë davvero strano vederli volare. E non come galline, cosÏ credevo io, ma volare volare.

Dopo una pausa presso una famiglia per un chai, Nainsuk Ë stato sostituito da un fratello pi_ giovane, Razoo, 12 anni ma si direbbe che ne ha 10 a gardargli le spalle strette.

Per andare a casa loro, dove avremmo dormito, ci facevano fare un giro pi_ lungo, per il piacere di andare in cammello. Erano le 13h00, teoricamente l'ora pi_ calda della giornata.

Teoricamente, perchÈ il sole non ne voleva sapere di smarcarsi dalle nuvole, e il vento non ne voleva sapere di smetterla di starci addosso. Io ho chiuso bene il maglione di lana sul collo ed ho infilato la testa nel pile nero, che quando Lenka si Ë voltata a guardarmi si Ë chiesta dove fosse finita la mia testa malamente barbuta.

Il vento soffiava e soffiava. I nostri accompagnatori, che affondavano davanti a noi nella sabbia, sembravano non accorgersene. Nel frattempo erano diventati in tre: Om, fratellino piccolo di Nainsuk e di Razoo, ci aveva raggiunti non so come, visto che eravamo in mezzo al deserto. Om ha 9 anni, ma di fisico ne faceva 7. Insomma, questi indiani del deserto non sai mai quanti anni hanno.

Non erano indiani qualsiasi, fanno parte di una trib_ chiamata "Bishnui", che vuol dire 29, dal numero di leggi che devono rispettare. I Bishnui sono estremamente rispettosi dell'ambiente e degli animali (anche se neppure loro hanno imparato a buttare la roba tra le dune), e popolano numerosi villaggi della zona.

Intanto faceva sempre pi_ freddo. Lenka propone di accorciare la passeggiata, e ci dirigiamo direttamente a casa di Nainsuk, Razoo e Om.

 

La casa Ë costituita di una cucina e 3 stanze attorno ad un cortile quadrato. Di fronte a questa costruzione in muratura, c'Ë una "hutte" rotonda, con una porta senza porta. CioË, c'Ë il buco nel muro ma nulla per chuiderlo dietro di te.

"Voi dormite qui", ci fanno all'arrivo.

La piana sulla quale sorgeva la casa, era battuta da un vento sempre pi_ feroce, che aveva raggiunto quella forza sufficiente per far fischiare le drizze delle barche in un porto. E con sufficiente sfortuna, il buco nel muro della capanna, era esattamente orientato nella direzione del vento. Che entrava senza incontrare ostacoli nella "hutte", per uscire da un paio di finestrole opportunamente situate nel punto opposto, per massimizzare i turbinii di sabbia.

Dopo un pranzo all'interno dell'abitazione della famiglia, usciamo fuori e... siamo improvvisamente disperati. Sono le 15h30, c'Ë vento e freddo da paura. Dobbiamo aspettare l'arrivo della sera, almeno della cena, e non sappiamo neppure dove metterci. Cominciamo ad odiare quel posto, ancora freddo, e nessuna voglia di fare cammello in quelle condizioni. Chiediamo del bagno, e Nainsuk ci dice: "no problem, da quella parte, dietro la duna". Non so se avete mai fatto i vostri bisogni in una tempesta di sabbia...

Trasciniamo due sedie nel vento e le mettiamo dietro all'unico muretto che ci riesce a proteggere dal vento. Purtroppo ci protegge anche dal sole. La nonna della famiglia, ha 70 anni ma ne dimostra 100. Si fa portare una sedia per essere vicino a noi e socializzare senza alcuna conoscenza della lingua inglese, che diventa un esercizio di pazienza con la sabbia nelle orecchie e nella bocca. Ci facciamo portare delle coperte supplementari, ... ed improvvisamente ci assale un dubbio feroce: che coperte ci daranno per la notte?

Guardiamo i sottili e sporchi shalle che ci erano stati dati, ed il dubbio feroce diventa panico puro. I letti sono semplici brande di canapa intessuta, e non c'Ë traccia di materassi. Siamo nel mezzo del nulla, e nessuna speranza in vista. In quel momento, avremmo desiderato solo una cosa: ripartire.

Intanto, per i Bishnui Ë un giorno normale. C'Ë anche un'amichetta di Om che avr+ cinque anni, venuta l+ con la mamma dal loro villaggio a 25 chilometri: giocano a rincorrersi tra la sabbia. Non fanno caso al freddo quando la notte la temperatura avvicina gli zero gradi, e sono abituati al caldo quando a marzo la temperatura sale fino oltre i 50 gradi. Questi non sono uomini, sono avatar fatti con l'amianto.

Guardo i piedi di tutti, da quelli della bimba a quelli della nonna. Grinzosi, talloni spaccati, unghie distrutte. Dimostrano tutti la stessa et+: 300 anni.

Poi ci penso: ma che roba, fare 25 chilometri per andare a trovare un amichetto della tua bambina...

In realt+, non sono amichetti normali. Sono fidanzati. E quando Om avr+ tra i 20 ed i 23 anni, si sposeranno e lei verr+ a vivere in questa casa.

CosÏ Ë scritto, nulla Ë al caso. I genitori hanno scelto al meglio per i figli. E naturalmente, anche i fratelli pi_ grandi sono gi+ fidanzati.

Nainsuk si sposer+ ad aprile. Figuratevi, prima di aver capito che tutti erano stati destinati dai primi anni, io gli avevo chiesto se conosce da tanto la sua futura moglie... lui mi ha guardato con un sorriso di incomprensione, e certamente mascherato l'espressione da "ma questo Ë scemo", e mi ha detto:

"beh, certo..."

E visti quei posti, quelle case lontane tra loro nella sabbia, con le ragazze sempre in casa ad aiutare le donne, e viste gli obblighi di matrimonio limitati alla casta (o alla trib_), questa mi sembra la soluzione pi_ naturale del mondo.

Mi Ë venuto da pensare a chi avrebbe voluto destinarmi mio padre. Di sicuro, non mi avrebbe destinato ad una ceca che Ë d'accordo con me per viaggiare invece di lavorare...

Il tempo passa ma la disperazione no, ed ecco che arriva un'altra coppia, un'americana ed un olandese. Pare una barzelletta. "Un italiano, una ceca, un olandese ed un'americana sono nel deserto indiano. Ma c'Ë solo una capanna! Come faranno?"

Intanto andiamo a guardare il tramonto da una duna, nonostante il vento. Come scende il sole, anche il vento scende. Nainsuk ci raggiunge sul dosso di sabbia sul quale ci eravamo appostati, e si siede vicino a noi. Si vuole assicurare che tutto vada bene.

"Certo certo!" gli dico. Ma non ci credo.

Sansuk ci fa: "questa notte fa troppo freddo: dormirete in casa con noi"

"una camera per noi due?", ho chiesto speranzoso. Il vento soffiava, ed il naso mi colava ma non avevo intenzione di disfare lo shalle col quale mi ero avvolto per cercare un fazzoletto.

"Certo, una camera per voi due ed una per l'altra coppia".

Questo vuol dire che avrebbero dormito in 7 nella terza cameretta... ma a noi sporchi turisti egoisti, in quel momento non ce ne fregava assolutamente niente.

"e... le coperte sono queste?", ho chiesto con la voce tremante.

Nainsuk ha riso "no, queste non sono coperte, son shalle: le coperte sono spesse e calde", mi ha spiegato come ad uno che non ha mai visto coperte in vita sua. Complimenti per l'immagine degli italiani. Il naso mi colava sempre di pi_.

Ma ero troppo contento: "ed avremo anche dei materassi?"

"certo, materassi, materassi"

Non fosse stato per l'aroma di cammello muschiato, lo avrei baciato in bocca. Ero troppo felice, la notte prendeva un'altra faccia, molto pi_ amichevole.

Ma Nainsuk, aveva cambiato espressione. Non sorrideva pi_ come se avesse visto qualcosa, e mi fissava in mezzo al viso.

» stato veloce, prima che potessi fare un qualsiasi movimento. Ha avvicinato il suo volto al mio, ero preso alla sprovvista.

Poi, all'improvviso, la sua mano Ë partita come per afferrarmi la testa. Non ho fatto a tempo a tirarmi indietro.

Con un movimento rapido, le sue dita da cammelliere si sono strette attorno alle mie narici. Le ha spremute bene bene, e quando Ë stato sicuro di aver fatto uscire tutto il marfo che gocciolava, ha tirato via le dita e le ha pulite sul mio shalle. » tornato a sorridere.

 

La notte Ë scesa con feroce rapidit+. Ed il vento si Ë quietato. Attorno ad un fuoco, chiacchieravamo tra quelli della barzelletta. Io lo facevo con la testa reclinata verso l'alto, a guardare lo spettacolo scintillante delle stelle in una notte senza luna.

Non c'era elettricit+, solo il vuoto sperduto e questo fuoco caldo, oasi nel gelo notturno. Eppure, lontano, vedo due lucine rosse, a mezza altezza.

"Nainsuk", gli faccio, "ma che sono quelle lucine?"

"Quali?"

"Quelle l+, lontane, verso il deserto. Rosse"

"Ah quelle... niente, Ë il ripetitore per i cellulari"

...Ragazzi, il mondo cambia, ve lo dico io.

 

La nostra cameretta Ë piccola e piena di roba appesa a fili d'acciaio, gli armadi della famiglia di Nainsuk. Ci facciamo prestare una torcia, e ci prepariamo per la notte. Le brande sono coperte da spesse coltri di lana, materasso e coperte. Sono troppo contento, come capita ogni volta che le cose che accadono sono quelle che vorrei che accadessero.

Siamo ormai pronti ad infilarci sotto le coperte. Finalmente riposo! Si spegne la luce!

"frrrr."

"Lenka, hai detto qualcosa"

"No, ma ho sentito qualcosa"

"Frrrr frrrr frrrr".

"Max, smetti di fare il cretino"

"Lenka, non sono io"

"frrr frr frrrrrrrrr STONK! Frrr."

...

"Lenka, accendi un po' la luce..."

Lo abbiamo trovato quasi subito. Lui ed i suoi due fratelli, rimasti lÏ dal giorno, e senza nessuna intenzione di andare fuori. Gli uccellini erano carini, e per me sarebbero potuti restare a dormire con noi. Ma poi non avrebbe dormito Lenka, ed allora ci siamo attrezzati per sfrattarli.

Che vuol dire che chiamo Nainsuk, ed insieme cerchiamo di spiegargli dove Ë la porta. Che consiste in questo: tutti e due sulle brande pulite e fatte per la notte, saltare per cercare di spingerli fuori. Lui con una vecchia camicia, io con le mani. » divertentissimo, ma un uccellino non la pensa cosÏ, e mentre salto e grido, mi fa una cacata in faccia, proprio dietro l'occhiale. Che mi fermo e dico a Lenka con la voce serissima d'un colpo:

"Lenka, guarda. Mi ha cacato in faccia? SMETTILA DI RIDERE. MI HA CACATO IN FACCIA? DAMMI UN FAZZOLETTINO INVECE!"

Alla fine, ansimanti, ce l'abbiamo fatta. Gli uccellini sono usciti dalla nostra porta e sono entrati in cucina. Lo dico per gli amanti degli animali: non hanno dormito al freddo.

E neppure noi. Nella nostra stanzetta, strappata con egoismo da uomo bianco alla famiglia indiana ed agli animali del deserto, noi eravamo al calduccio.

 

Ma la giustizia divina ha operato durante la notte. Mi sono svegliato, e stavo male. Mal di gola forte, e sicuramente la febbre. La nostra giornata in cammello era compromessa. Tuttavia, dopo un chai ed una passeggiata per andare al bagno "no problem", ho cambiato idea.

Il tempo era magnifico. Faceva caldo e non c'era vento. Il sole mi ha fatto sentire meglio. Siamo partiti per la giornata. Assieme a Nainsuk ed a Razoo.

La prima decina di chilometri, abbiamo attraversato dei campi coltivati. Un pozzo artesiano profondo 350 metri, grazie alla corrente elettrica che arrivava proprio l+, faceva sgorgare una sorgente di oro trasparente da un tubo da 10 e teneva verde tutta la vallata. Tutto appartenente ad un solo proprietario.

Poi siamo passati accanto ad un vecchio pozzo, che aveva conosciuto un periodo glorioso, ma che ora era secco ed abbandonato.

"Acqua finita", ci dice Nainsuk. "Ë il pozzo dove veniva mia nonna ogni giorno".

Infatti, la sera prima Nainsuk ci aveva raccontato che suo nonno era morto quando il pap+ aveva 1 anno. Da quel giorno, la nonna andava ogni giorno due volte al giorno alla fontana, e riportava 20 litri di acqua. Guadagnava una rupia al giorno.

Quando il pap+ ha compiuto 28 anni, avevano comprato il primo cammello. Ora erano a quattro.

Anche lui, aveva cominciato a lavorare a 6 anni. Come il pap+ e tutti i suoi fratelli. Si sentiva la sofferenza nel racconto, ma anche l'orgoglio.

 

Dopo il pozzo, cominciava il deserto vero. Basta case, solo dune con la loro vegetazione secca ed una strada segnata da due solchi nella sabbia.

"se vai dritto dritto per questa strada per 350 chilometri, arrivi a Jaisalmer." Ci dice Nainsuk.

"Ci sei stato?"

"Molte volte! Con i turisti. Si parte per 8 giorni ad andare e 7 a tornare. 20 000 rupie per due."

"e la strada Ë sempre cosÏ?"

"Sempre cosÏ, tutto uguale. Per 8 giorni ad andare e 7 a tornare (si fanno strade diverse)".

Per un pezzetto di strada, mi ha accompagnato il fascino di una "passeggiata" di quelle. Chiss+ cosa passa per la testa dopo 15 giorni di strada sempre uguale e diversa. Immagino meglio cosa passa sul culo... Il cammello ondeggia e si muove a strattoni, e spesso mi devo aggiustare, o sollevare sulle staffe, o piegare di lato.

Dopo un'altra decina di chilometri, arriviamo alla nostra sosta per il pranzo. Siamo a casa della sorella di Nainsuk, che due anni fa si Ë sposata ed Ë venuta a vivere in questa zona sperdutissima. » qui che abita con la famiglia del marito. In realt+ il marito non c'Ë, lavora ad Osian e torna ogni due settimane. A casa sono solo donne e bambini.

» una casa del deserto. Un gruppo di capanne fatte con sabbia, sterco e paglia, circondate da lastre di pietra piatte alte circa un metro, che ne costituiscono il recinto. Tra due lastre c'Ë uno spazio di qualche centimetro, per permettere al vento di passare quando soffia troppo forte.

Anche l'aia tra le capanne Ë pavimentata con sabbia, sterco e paglia. Viene fuori un materiale compatto e pulito, modellato in modo tondeggiante: si direbbe plastica. Ogni 4 mesi, deve essere "rinnovato" con un nuovo strato.

Rimaniamo alcune ore, beviamo chai, mangiamo un pasto originalissimo con le mani (yogurt, chapati e spezie, ad esempio) perchÈ non usano le posate, giochiamo con i bambini.

La sorella di Nainsuk passa un buon momento nella sua capanna per pettinarsi e mettere i vari gioielli. Razoo mi indica tutto quel che la sua famiglia le ha offerto in regalo.

"E vedi quel gioiello sul capo? Many rupies, 5000 rupies!" e cosÏ per gli altri gioielli ed oggetti.

"Ed il matrimonio: many many many rupies! 3000 invitati, 7 portate. Tutti a casa nostra, tutte tende attorno. Due giorni."

E ad aprile Nainsuk far+ la stessa cosa. Feste ciclopiche, che la gente risparmia una vita per potersi permettere. E che devono essere spettacolari...

» ora di andare. Nainsuk ci fa:

"OK pronti?"

"un momento, Nainsuk, usciamo un attimo, torniamo tra qualche secondo."

"Bathroom....."

"SÏ Nainsuk, lo sappiamo. Bathroom no problem." E ci avviamo alla ricerca di un cespuglio.

Il ritorno Ë stato anche un bel viaggio. Il cammello affondava i suoi piedoni larghi e morbidi nella sabbia. Il cielo era azzurro e decorato da decine di piccole nuvole bianche, che sembravano disegnate col pastello. Abbiamo visto decine di animali, soprattutto gazzelle. E ci siamo fermati su una duna pi_ alta e completamente pelata per guardare il tramonto.

Nainsuk, che aveva a cuore la mia salute (spero solo quello), mi abbraccia sotto una coperta. Lenka Ë gelosa ma non lo ammette. Io me la rido. I cammelli rigurgitano e rimasticano la loro erba, e sono la colonna sonora del sole che cala.

Arriviamo a casa che Ë gi+ buio. Cena leggera e poi subito al letto.

Ma il giorno dopo, sto davvero male. Febbre, mal di gola pazzesco. Niente cammello, e chiediamo una jeep per tornare a Jodhpur. Ok, c'Ë da aspettare un'ora. Ma dopo un'ora e mezzo, ci dicono che la jeep non arriver+ perchÈ ha fatto un frontale con una mucca.

Nainsuk trova un suo amico che Ë disposto ad accompagnarci. 65 chilometri per 12 euro. Arriviamo con qualche scossone in abergo a Jodhpur. Io ho solo voglia di un letto caldo.

Lenka negozia una stanza per 275 rupie. Io ci entro dentro, sar+ casa mia per qualche giorno. Una finestra piccola su un vicolo: non mi piace.

Lenka va a comprare delle medicine per me. Approfitto della sua assenza e chiedo al tipo dell'hotel di farmi vedere un'altra stanza. Una al piano di sopra ha un finestrone fantastico, con vista eccezionale sul forte. Negozio 500 rupie. Prima che rientri Lenka, ho spostato tutta la nostra roba, faccio una doccia alla nitroglicerina dopo due giorni di sabbia e vento e mi infilo nel letto.

Quando torna e non mi trova, chiede informazioni alla hall. Entra in camera sorpresa: Ë davvero bella.

"quanto costa?????"

Ma ormai Ë troppo tardi, ce l'ho fatta. In realt+ anche Lenka Ë contenta.

Ho passato tre giorni al letto. Ed altri due in attesa di un treno con un posto libero per arrivare a Delhi. Qui a Jodhpur saremmo dovuti rimanere due giorni, ci siamo rimasti dieci giorni.

 

La prossima tappa, Ë l'ashram di Herakan, alle falde della catena himalaiana. » un ashram che conoscono degli amici di cui mi fido. Non so quanto resteremo, forse un mese.

Sono molto curioso e molto felice di vivere l'esperienza della vita in un ashram in India, per fare anche un viaggio dentro di noi, oltre che un viaggio fuori.

Probabilmente scriveremo di meno (o non scriveremo) per un po', anche perchÈ non sono certo che ci sia internet. Ma vi racconteremo qualcosa di questa nuova avventura.

A presto!


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