Templi a Jodhpur

Trip Start Dec 30, 2007
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Trip End Ongoing


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Flag of India  ,
Tuesday, February 5, 2008

Se Ë vero che la migliore stagione per visitare il Rajastan Ë tra dicembre e febbraio, allora vuol dire che quest'anno siamo particolarmente sfortunati. Oppure vuol dire che questa terra Ë davvero inospitale.

Lo ripeto: appena va via il sole, (perchÈ Ë notte, o perchÈ c'Ë una nuvola) qui fa freddo! La notte, le camere d'albergo sono gelate! Abbiamo passato l'ultimo mese a dirci che si tratta di una situazione momentanea, ma il raffreddore non passa e da alcuni giorni ho la febbre. Ed allora, iniziamo ad attrezzarci con varie maglie di lana e pigiami pesanti. Probabilmente, questo vuol dire che il freddo sta per finire...

 
Jodhpur Ë gi+ nella zona desertica. Disseminate per la citt+, si vedono numerose torrette per raccogliere l'acqua da distribuire MEHERANGHAR
MEHERANGHAR
. Appena fuori dalla zona abitata, ci sono rocce, sabbia e sterpaglia secca e bruna.
A Jodhpur, non ci sono pi_ scimmie.

» una citt+ che comincia ad essere pi_ fuori dal circuito turistico. Infatti, se si passeggia nel bazaar appena fuori le zone pi_ centrali, si diventa rapidamente i soli occidentali. Ci Ë capitato lunedÏ scorso, quando siamo partiti alla ricerca di un templio popolare dedicato a Shiva. Ci era stato consigliato di partecipare all'arti serale, particolarmente intenso il giorno dedicato a Shiva, il lunedÏ appunto.

Ci era stato detto di essere lÏ per le 6 di pomeriggio. Alle 5H45 eravamo gi+ sul posto, con una puntualit+ tutta ceca. Insomma, eravamo in questo templio, Achalnath temple. All'ingresso, la classica rastrelliera dove lasciare le scarpe era coperta da uno strato di escrementi di piccione. Ed infatti, quasi nessuno ci lasciava le ciabatte, le lasciavano tutti attorno. Anche noi avevamo ai piedi le ciabatte, perchÈ eravamo stati avvisati che in quella zona fregano le scarpe (forse eravamo nei Quartieri Spagnoli di Jodhpur). Le abbiamo lasciate rovesciate come schermo ai piccioni e siamo entrati.

Subito dopo l'ingresso, c'era un cortiletto quadrato , occupato sul lato sinistro da una specie di presepe fatto di statue giganti, con Shiva ed altre divinit+ ind_ MEHERANGRARH-DETAILS
MEHERANGRARH-DETAILS
. Il lato destro, invece, era costituito da un profondo porticato che proteggeva alcune nicchie, forse cinque, ed altrettante statue o gruppi di statue sacre. Attraversato il cortile, si entrava in uno spazio coperto che era il vero cuore del templio.

Aperto sui quattro lati, un altare mostrava ai fedeli i simboli di Shiva: il tridente, il lingam (simbolo fallico di Shiva) ed un cobra. Opposto all'altare, ce n'era un altro sul quale stava accovacciato il toro che Shiva cavalca, Nandu, e Parvati, sua consorte.

Di fronte ad ognuno degli altari o delle immagini sacre, c'era una campana che i fedeli suonano sbattendo forte il batacchio con le mani nel momento in cui iniziano la loro preghiera, ma in modo cosÏ deciso e imperativo che sembrano dire al Dio "ehi, tu, stammi a sentire!". Che se fossi Dio, farei attenzione...

Tutto era molto semplice, suggestivo, reale. E vuoto. Un po' troppo vuoto per un arti di un templio popolare in un giorno speciale. Siamo rimasti accovacciati, abbiamo ammirato tutte le varie immagini, abbiamo chiacchierato con un signore che ci ha complimentato per essere sposati (e quindi per non vivere come certi altri occidentali nel peccato) ed ha cercato di farci dare dei soldi ad un tipo che suonava un tamburo. E gli abbiamo chiesto: ma l'arti, a che ora Ë? "alle 18h30!" Ancora un po' di pazienza...

Ma alle 18h40 il templio era sempre praticamente vuoto, anche se c'era del movimento. I sacerdoti continuavano a lavorare attorno agli altari per decorarli con fiori e colori HANDS OF THE SACRIFIED
HANDS OF THE SACRIFIED
. Ma a che ora sarebbe iniziata la cerimonia?

"Alle 19h40!", ci risponde il proprietario di un negozietto giusto accanto alla porta principale del templio. CosÏ abbiamo fatto una passeggiata, e naturalmente al nostro ritorno alle 19h40, la cerimonia era gi+ iniziata. Ormai abbiamo smesso di stupirci alle "imprecisioni" indiane di vario genere, che fanno parte del paese come l'inquinamento e la spiritualit+.

Uomini e donne erano rigorosamente separati in due zone diverse. Tutta la cerimonia Ë stato un unico canto, che i fedeli conoscevano a memoria, e compievano gesti o si voltavano verso varie statue del templio all'unisono, manco fosse una delle nostre canzoni da discoteca.

Mi hanno ancora una volta stupito, da un lato, la devozione in canti e preghiere della gente attorno a me, e dall'altro quanto basti essere un bianco per essere una pop-star, da queste parti. In tanti sono venuti a parlarmi, a cercare di farmi recitare un pezzo di testo, a farmi battere le mani con loro. Ed ho ricevuto un braccialetto di filo sacro e un marchio colorato sulla fronte (e stavolta senza che ci venisse chiesto alcun contributo "forzoso").
SHIVA TEMPLE
SHIVA TEMPLE

Partecipare e sentire queste cerimonie Ë sempre un arricchimento. Usciti dal templio, dirigevamo le nostre ciabatte, sfuggite ai regali dei piccioni, in modo da farle sfuggire anche a quelli delle sacre mucche, disseminati come mine anti-uomo sulle strade strette e incasinate. Mentre mi dedicavo a questo delicato compito con l'attenzione che immaginate, avevo ancora nelle orecchie le canzoni e le scampanellate della cerimonia. Ed in quel momento, ho sentito nell'aria una voce che ululava attraverso un megafono gracchiante il richiamo da una vicina moschea alla preghiera.

La frequenza con la quale in India si vedono mescolate le varie religioni, Ë quella con la quale si vedono fili di colore diverso in un paio di calzini Missoni.
Tutto in India ricorda la sacralit+, Ë vero. Ma tutto ricorda soprattutto la sacralit+ nella diversit+. Gi+ nel solo induismo, ci sono decine di diverse "scuole" dedicate ad un Dio piuttosto che ad un altro, con decine di modalit+ diverse di esprimere la fede. Ma sempre, tutte compatibili.

Si basano infatti sul principio che tutti gli dei sono manifestazioni dell'unica Realt+ Divina, e che pregare uno o l'altro va sempre bene. Tuttavia, ognuno sceglie quel tipo di pregare che pi_ si avvicina alla propria modalit+ di sentire.
Ma oltre a queste centinaia di forme dell'induismo, ci sono tutte le altre religioni: le moschee sono ovunque, pi_ i templi gianisti, o le chiese (poche). Sono ovunque uomini con il cappellino bianco dei mussulmani o con il turbante dei sik, e mi Ë persino capitato di sedere accanto ad una gentilissima suora cristiana (ed io che credevo che le suore asiatiche le avessero tutte portate in Italia). Insomma, l'India d+ un'immagine precisa di come potrebbe essere il mondo tra alcuni anni, se tutto va bene. E mi Ë venuto da ridere al pensiero delle resistenze che si fanno in Italia per lasciare costruire nuove moschee: come cercare di arginare una marea con quattro scogli.

Tuttavia, a guardarla bene, neppure questa "integrazione religiosa" indiana Ë perfetta.

Quegli ind_ con i quali ne ho parlato, mi hanno detto che i mussulmani non sanno integrarsi (chi con chi?), che hanno sempre cercato anche nel passato di distruggere tutte le religioni diverse dalla loro (non Ë vero), che non ci sono valori trasmessi da padre a figlio (mi pare strano).

Di certo le varie comunit+ non si vedono di buon occhio, e ci sono estremisti mussulmani ed ind_ che periodicamente si fanno degli attentati (e rafforzano la frangia estremista della parte colpita: ogni volta che subiscono un attentato, sono certo che gli estremisti-capo in cuor loro ringraziano). Le varie comunit+, non si mescolano e non hanno intenzione di farlo.

Ma convivono! E c'Ë una sapienza in questo mescolarsi, un esercizio di "vivi e lascia vivere" che dovremo imparare anche noi. E che d+ all'India che si vede oggi quando si va per la strada, l'effetto di un gigantesco collage come fosse un vestito di Arlecchino: pieno di sfaccettature diverse e nuove ogni volta che si guarda da vicino.
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