Un economista a Jaipur

Trip Start Dec 30, 2007
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Flag of India  ,
Monday, January 14, 2008

La stradina pavimentata si inerpicava per due chilometri con curve strette e ravvicinate - come fosse stata il laccio di una scarpa enorme - sulla collina che sorge appena fuori la città fortificata di Jaipur. E già dopo pochi metri, lo sguardo poteva superare i tetti bassi dell'intera città, per perdersi dove l'umidità impedisce di vedere.

Come centinaia di mosche, di minuscole farfalline, fin dove si poteva scorgere, volavano gli aquiloni, alcuni fino a vederli a malapena tanto erano alti. I tetti indiani sono tutte terrazze, e quelli di Jaipur, ieri, erano pieni di gente con gli sguardi volti a seguire il filo sottile e grezzo che saliva portato dal vento.

Il 14 gennaio, in India, è la festa degli aquiloni. Niente lavoro, tutti in famiglia o con gli amici in strada, sul tetto, nei giardini o su un'altura a far volare dei quadratini di carta velina sorretti da due cannucce MAX TRY AS WELL
MAX TRY AS WELL
. E lo spettacolo era quello di un cielo finemente lavorato.

Man mano che con Lenka salivamo, abbiamo perso la prospettiva di quegli aquiloni più bassi di noi, che si confondevano con case e strade, ma la città ci è apparsa nella sua visione d'insieme. Salivano fino a noi grida e musica dallo sconfinato tappeto di case ai nostri piedi, tutte minuscole e serrate le une alle altre come la trama di un tappeto. Era gradevole sentire quella confusione e non il noto rumore di traffico che ruggisce da una città vista dall'alto.

"Jaipur è davvero grande", ci dicevamo. Ma è solo quando siamo arrivati in cima al Nahargar Fort, ed abbiamo scorto anche l'altro lato del colle, che ci siamo sentiti piccoli come insetti. Eravamo su un'isola al cuore di un lago di case. Confinati nel nostro quartiere da turisti, ci pareva di essere in una cittadina.

Razionalmente ce lo saremmo dovuti aspettare, la città fa un paio di milioni di abitanti secondo la Lonely. Ma vederlo è diverso, ed abbiamo percepito qualcosa che, anche questa, già conoscevamo: la dimensione dell'India. Di città come questa, ce ne sono decine.


Ieri leggevo sul giornale (tranquilli, era in inglese) che il primo ministro indiano è andato a trovare il primo ministro cinese, suo vicino di casa. Si sono detti cose che i politici si dicono sempre, ma quando parliamo di questi due, le parole suonano in modo diverso: rinforzare il dialogo, la cooperazione e gli scambi commerciali LOOKING AT KITES
LOOKING AT KITES
.

Ogni tanto, ci sono dei fenomeni che, si sa, si produrranno e sconvolgeranno la vita di tutti, ma non si capisce quanto. Per esempio, ricordo quando è arrivato il PC a tutti, anche a me (Commodore 64), e sapevamo che stava iniziando una nuova era: ma che ci avrei passato tante ore sopra, come bancario, no. Oppure quando si è affacciato alla porta internet: ma davvero pensavate di poter mettere in rete i vostri film, o di parlarci al telefono a pochi centesimi? Oppure il telefonino: già al liceo ricordo Marco che diceva che presto ce lo avremmo avuto tutti, anche lui al quale faceva schifo, perché sarebbe stata una necessità (infatti adesso ha un bel Nokia con foto di Enricone); ma io non credevo che lo avrebbero avuto anche vecchi e bambini.

E questo è un altro di quei cambiamenti sulla bocca di tutti: l'arrivo di Cina ed India nell'arena dei grandi. Ma non riusciamo a misurare quanto stravolgeranno il pianeta, alo stesso modo di come non si percepisce la dimensione di una città finché non la vedi. Se hai vissuto sempre nel tuo quartiere, possono dire quanto vogliono che la città è grande: per te resta piccola.

Si parla dell'argomento ogni giorno su ogni giornale, ma quando vedo tutti gli indiani che non hanno mezzi di trasporto, ed immagino che avranno una macchina? Quando vedo le baracche sterminate nei viaggi in autobus o treno, ed immagino che saranno case? Quando vedo come lavorano la terra con i buoi, e collego questa immagine con i racconti di mio nonno, che faceva lo stesso? È una sberla che mi dà per un attimo un'intuizione, ma svanisce subito e lascia in me solo una sensazione di stravolgimento.

Cosa ha rappresentato per l'Italia il passaggio dagli anni 50 agli anni 80, i nostri genitori ce lo sanno raccontare. Cosa cambia quando ogni famiglia riesce ad avere una macchina, una casa ed un lavoro "modernizzato", lo sappiamo anche se la selettività della memoria mi fa dimenticare di quando per tutta la famiglia avevamo una Panda e basta, o non si andava al ristorante (e infatti i ristoranti erano pochissimi). Sono convinto che tutti abbiamo ricordi simili, chiusi in un cartone dietro al cervello.

Solo che tra Cina ed India sono due miliardi e tre.

È solo una questione di tempo, ma l'onda lunga di questo nuovo tsunami è già partita.

Lo ho sospettato quando ho visto il numero di negozi di telefonini, e quando abbiamo dovuto far la fila allo shop della Vodafone per avere il nostro chip; lo ho capito quando un rik-shaw man, con il quale avevamo negoziato una corsa di 20 minuti a 35 centesimi, ha improvvisamente smesso di pedalare per scendere e rispondere alla chiamata che gli suonava nella tasca dei pantaloni stracciati. Lo ho sospettato nel vedere i negozi occidentali sparsi ovunque; lo ho capito quando, finita la giornata di festa dedicata al volo degli aquiloni, per almeno 30 minuti abbiamo visto tantissimi fuochi d'artificio (di quelli belli e costosi da spettacolo) salire da ogni parte della città di Jaipur, certamente da privati cittadini che hanno soldi da spendere. Ed ancora, le infrastrutture: per i pochi chilometri che ho fatto, le strade sono tutto un cantiere per renderle larghe e costruire ponti.

Ci sono soldi. E quando saranno più numerosi quelli che ne hanno, ed un buon pasto al ristorante non costerà più 5 euro ma 30, quanto costerà un'ora di mano d'opera che utilizziamo per far fabbricare tutto quello che compriamo in occidente?

Che botta per le riserve naturali. Non ho la più pallida idea se c'è abbastanza petrolio, carbone, ferro, rame per sostenere tutto questo. Oggi parliamo tanto di sfruttamento delle risorse del pianeta, ma la mia modesta opinione è che siamo nella parte bassa della curva. È inutile parlare di ecologia: chi ha fame non ha orecchie.

Ma anche questa sarà un'evoluzione che troverà il suo equilibrio. La crescita dei prezzi, l'evoluzione dei tassi di cambio, lo spostamento degli uomini, i limiti delle risorse del pianeta manterranno i loro aggiustamenti automatici globali. Come un unico, enorme organismo vivente. Ad esempio, come prevede Marco, che ha dato prova di essere un buon vate, quando il petrolio sarà a 300 dollari al barile, costruiranno automobili che consumano pochissimo e vanno a 90 all'ora. Non c'è problema.

Tuttavia, sono meno certo che la ricchezza di una parte del sistema, ossia la nostra in Europa, si manterrà inalterata. Credo che nei prossimi decenni diventeremo sempre più poveri di fatto, discesa che è già cominciata anche se non ce ne siamo accorti tutti (lo sa chi ha uno stipendio da 1200 euro al mese e cerca casa).

La buona notizia, per gli italiani che dovessero riprendere ad emigrare, (cosa che abbiamo sempre fatto nella storia), magari tra un paio di generazioni, è che l'India è un paese bellissimo.
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Comments

matrovar
matrovar on Jan 15, 2008 at 10:14PM

L'economista DI Jaipur
ciao ragazzi,
ormai da due settimane vi seguo, insieme a Patrizia e ad un interessatissimo (a distruggermi il pc) Enricone nella vostra 'gita' indiana.
Due brevi considerazioni :
1) Lenka: in abiti indiani sei irresistibile !!! Fantastica.
2) Massimo: l'India sta progressivamente evolvendo il tuo pensiero economico. A Delhi si notava una visione 'aziendalista - microeconomica' molto legata al vincolo di bilancio, alla quadratura dei conti alla massimizzazione del profitto (quantomeno alla minimizzazione delle perdite ....), ad un orizzonte di breve - brevissimo termine. Retaggio della vecchia europa ? soprattutto: anni di arida banca ?
Invece l'economista DI Jaipur ha iniziato ad allungare lo sguardo oltre, nello spazio e nel tempo.
Gli indiani vengono verso il nostro modello di vita ?(catastrofe. Per noi e forse anche per loro !!!) .Stiamo andando 'indietro' noi ? (almeno in una misurazione quantitativa della qualità della vita) ? Forse solo chi si sottrae all'ingranaggio del quotidiano può leggere con chiarezza la direzione del futuro.
Forza economista DI Jaipur, portaci oltre lo specchio !!! Tre abbracci da Roma. MarcoPatEnry

tinigilles
tinigilles on Jan 16, 2008 at 05:20AM

Un Economiste en Inde
Visiblement, la marche à pied de Jaipur a donné à Massimo le temps de réfléchir et ses pensées économiques au petit déjeuner nourissent pour la journée.
Lenka améliore chaque jour son port du sari et il ne faudrait pas que Massimo, à force d'élever sa pensée, ne se convertisse progressivement en moine boudhiste ...
Bons baisers de Rome et à bientôt.

lenka-massimo
lenka-massimo on Jan 17, 2008 at 03:20PM

Re: Un Economiste en Inde
Tu trouves donc que les sous que mon papa a depense' pour me faire etudier de l'economie, ont bien ete' investis?
Et puis, tu dis moine bouddhiste.... ? Tiens, je vais y reflechir lors de la prochaine marche a' pieds...

Baisers a' Rome de l'Inde, et a' bientot.

lenka-massimo
lenka-massimo on Jan 17, 2008 at 03:24PM

Re: L'economista DI Jaipur
Ciao carissimi,

se trovo una canna abbastanza potente, ti raccontero'cose ancora piu' futuriste e daro' le risposte a tutte le tue domande!
(Mamma scherzo, non so neanche come si faccia una canna...)

Bacioni a tutti e tre, soprattutto al mitico Henri Jr.

sinatra
sinatra on Mar 6, 2008 at 04:30PM

sono Frank il Sinatra...
...o meglio sono Franco di Ancona...!!!! do you remember me?...... Franco, er pompiere de Hairakhan, e Raffa, che ora sta dormendo...la 'sesta' siesta....dorme sempre!!!!no..e che qui e' inverno, 6 gradi, che roba..!?? 2 giorni fa 24 al sole e poi... 'sole'....! marzo pazzerello che voi fa..!
Che cazzo fate mie cari?
hai finito de 'scartavetra''..avete ripulito la stanza dagl'influssi malefici, generati dalle psicoturbe spiritual-paranoico-energetico-incazzereccie ???
Sono convinto che la stanza ora e' perfettamente equilibrata energeticamente, bravi ragazzi!
il ritorno e' stato bueno. a parte il caos in aereoporto, sembrava il mercato del pesce. maronnna!2 ore per i controlli ritardo di...ma va be' siamo in India che volete fa!?...!!???
sono curioso di leggere le vostre stronzate sulla spiritualita' intrinseca percepita a livello paraonoico depressivo da un economista in sospensione vitale!
...l'aria di Baba mi ha fatto bene nel momento intrinsecamente presente dello spazio temporale..ma poi il temporale e' scoppiato a casa nella mia testa!..non importa se non ci capite un cazzo tanto scrivo sotto ipnosi da musicoterapiassisita!.. in poche parole ascolto musica paranoica, visto che il tempo e' pessimo...ci fosse stato il sole non sarei stato certamente qui a scrivere stronzate ed a romprvi i coglioni!..ma ora ho terminato e vi saluto caLdamente e caramente..!
un abbraccio da noi 4...ci sono anke i gatti...

il Sinatra

lenka-massimo
lenka-massimo on Mar 25, 2008 at 10:29AM

Re: sono Frank il Sinatra...
Uei, Frenko! è finito l'atterraggio?
Ora puoi leggere il nostro racconto di Herakan, non ho parlato dell'incendio perchè cominciava a venire lungo... ma se vuoi puoi scriverlo tu e metterlo in commento!

Speriamo che stiate bene, grazie per il messaggio (tradotto in italiano a Lenka che non ha capito una mazza) e seguiteci!

Max e Lenka

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