Qualche avventura (2/3)

Trip Start Dec 30, 2007
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Trip End Ongoing


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Saturday, January 5, 2008

(Continua...)


Quando Lenka ed io ci spostiamo nella Vecchia Delhi, dove alloggiamo, abbiamo con noi la macchina fotografica ed il nostro zainetto, oltre che (come molti turisti qui) qualche centinaio di euro cuciti addosso per le emergenze. Attorno a noi, c'è povertà - quella vera. Alcuni uomini, donne e bambini sono tanto lerci che sembrano truccati male, se li volessero far girare in un film dovrebbero ripulirli un po' per renderli verosimili. Ci sono uomini che spingono oggetti pesantissimi (per esempio, lastre d'acciaio) su carretti di legno, o li portano sulla testa. Quando siamo in giro al mattino presto, ci sono persone che dormono per terra tutti assieme, coperti di una misera coperta; vedo i piedi scalzi - e si toccano i 2°C la notte, in questi giorni, uno degli anni più freddi che si ricordi JAMA MASID
JAMA MASID
. Io, nella mia cameretta da ricco, ho varie coperte, giacconi e calzini che mi permettono di non ammalarmi.

Sono visioni molto dure, anche per l'impotenza che sento, e sulle quali non mi attardo perché tutti avrete visto un documentario sull'argomento, e perché finché non le vedi da vicino non si sa mai bene di cosa si parla.

Tuttavia, in queste strade (vado comunque sempre in giro di giorno, Mamma, non ti preoccupare!) non mi sono mai sentito in insicurezza, né le guide ti dicono di fare particolare attenzione - e sto parlando di Lonely Planet, una guida americana, e quindi per definizione allarmista.
Ora, pensate invece all'insicurezza che c'è nei centri delle città europee dove c'è povertà (e mai tanta quanto qui, prova che la povertà non è una giustificazione ai furti): il sud Italia, ad esempio, ma anche il sud della Francia. Dove è frequente imbattersi in un gruppo di ragazzi pronti a "farti" la macchina fotografica, o a bloccare la tua vettura (qui, il tuo Rik Shaw) per balzare dentro e strappare il bagaglio - con una plastica facciale a suon di cazzotti, talvolta gentilmente inclusa nel prezzo.

In India questo non succede (almeno, non con la stessa frequenza) RED FORT
RED FORT
. Lo senti nell'aria che c'è più sicurezza; ma sto parlando solo di sicurezza fisica.

Infatti, credo soprattutto qui a Delhi dove abbondano i turisti, praticamente tutti gli indiani che mi abordano (manco fossi Naomi Campbell) cercano un modo per guadagnare soldi, se possibile con fregatura annessa. Ci sono diverse possibilità con infinite varianti, e piano piano, le sperimentiamo.


Il 1° Gennaio, abbiamo preso un rik shaw per andare al Forte Rosso; dopo un lungo negoziare, abbiamo spuntato 30 Rupie. Arrivati a destinazione, al momento del pagamento, il nostro pedalatore è riuscito a farmi sentire una cacca con una guardata: perché la pedalata era stata lunga, il traffico intenso e perché lui è povero e noi siamo ricchi, e noi gli abbiamo dato solo 30 Rupie?

Assieme a Lenka, ancora con il senso di colpa nel cuore, sono salito in cima ad una larga scalinata. Per cui, sono stato colto sovrappensiero quando un tipo barbuto (e fortemente incazzoso), ci ha chiesto di togliere le scarpe! Poco propensi a litigare con il simpatico e nerboruto Mohammed per così poco, ci siamo sfilati le scarpe (portandocele rigorosamente dietro, tanta era la fiducia che Mohammed ci ispirava) e siamo entrati in un largo e magnifico cortile quadrato, circondato da un porticato a colonnine delizioso e con al centro una larga vasca anch'essa quadrata JAMA MASID
JAMA MASID
. Uno dei quattro lati, era costituito da una costruzione enorme con al centro una grande una cupola dalla tipica forma mussulmana a goccia, e due torri alte e leggere ai lati.

Mentre io, seduto sul bordo della fontana quadrata con le scarpe allacciate tra loro e penzoloni dalla spalla, ero ancora stupito da quanto il Forte Rosso fosse diverso dalle mie aspettative, Lenka ha intuito che le due torri erano dei minareti, e che non eravamo assolutamente dove pensavamo di essere.

Eravamo stati portati alla moschea Jama Masjid, che noi non avevamo assolutamente riconosciuto! Il tipo forse non conosceva il Forte Rosso. Ma questo mi pare strano, è come se un tassista di Roma scambiasse l'Altare della Patria con Piazza di Spagna solo perché c'è una scalinata bianca. È vero che si è fermato a chiedere informazioni, e sul momento ho creduto che fosse un novello; ma penso che ci abbia fregato per risparmiare una chilometrata di traffico e di pedalate (Lenka non è di questo avviso, crede alla buona fede del compare).

Quando ci hanno intimato di togliere le scarpe, è stato come se un indiano a Roma non capisse perché non lo fanno salire sul Vittoriano, mentre la sua Lonely gli dice che uno dei must di Roma è spalmarsi come nutella sulla scalinata di Piazza di Spagna, e leccare un gelato MASSIMO IN THE COLD
MASSIMO IN THE COLD
. A parte che tale indiano, non capirebbe cosa c'è di bello a svaccarsi sulla scalinata del Vittoriano col traffico insensato che c'è sotto, e tanto meno saprebbe dove comperare un gelato entro i 3 chilometri.

Non abbiamo perso al cambio: la moschea (la più grande dell'India, tanto che quella larga corte può accogliere 25 000 persone) è magnifica ed il clima tra i visitatori, soprattutto famiglie indiane mussulmane, è quello di una giornata a passeggio in famiglia. È una vera oasi di pace, nella quale il casino di Delhi sale a malapena. Abbiamo trascorso piacevolmente più di un'ora in quella cornice.

E questa è una prima caratteristica delle fregature degli Indiani: per quanto possono, cercano alla fine di farti essere contento, anche se non hai ciò che volevi. E loro ci hanno guadagnato qualcosina, nel frattempo.

(Continua...)
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