Faticosamente felice, orgogliosamente distrutto!
Trip Start
Feb 13, 2008
1
9
15
Trip End
Mar 02, 2008
L'attesa fino all'arrivo del taxi che ci avrebbe portato all'autobus, non e' stata cosi' traumatica. Tra qualche chiaccherata e una partita a scacchi l'ora e' arrivata abbastanza in fretta. Verso mezzanotte Jorge ci ha presentato la nostra guida, Alain (che si pronuncia Alain con l'accento sulla i) un ragazzo di 24 anni, madrelingua Quechua e conoscitore delle piu' strampalate storie sugli Inca, insieme a lui abbiamo atteso l'arrivo del taxi, nel mentre ci ha spiegato il percorso e anticipato gli orari dei vari giorni, sembra facile a detta sua. Sembra!. L'una di mattina. Si parte! Il taxi ci porta alla stazione degli autobus da dove parte il nostro carrozzone, ci aspettano 5 ore di viaggio fino al campo base, Cabanaconde, 3.300 sul livello del mare e distante 120 Km da Arequipa. Tutti ci aspettiamo di poter dormire sull'autobus, sono 5 ore di viaggio ed e' l'una di mattina, purtroppo `pero' i 120 Km che ci separano da Cabanaconde sono tutti (e dico tutti) di strada sterrata e l'autobus e' un catorcio! Durante il viaggio sembra di stare in guerra, ogni buca e' un colpo di mortaio che colpisce il nostro mezzo di trasporto sorretto solamente dalla forza delle imprecazioni strette tra i denti di ciascun passeggero, me compreso
L'indomani sveglia alle 5:30 a.m., abbondante colazione a base di crepes alla banana e dulce de leche e yogurt alla fragola con cereali andini, accompagnato dall'immancabile mate di coca, alle 6:30 via altra camminata. Questa tappa e' per cosi' dire nervosa, un continuo saliscendi, che ci porta dai 2.020 metri s.l.m. del villaggio ai 2.200 di un'oasi nel cuore del caņon, passando attraverso un passo in quota 2.800. La fatica si fa sentire, la prima salita che ci porta in cima al passo mi trafigge i muscoli delle gambe, sudo come se fossi in una sauna e riesco a bagnare tutte le magliette che mi sono portato dietro
Ultimo giorno
Il Cañon del Colca
! Non riusciamo a chiudere occhio. Arriviamo al campo base alle 6:30 di mattina, in orario (maledetto autobus). Cabanaconde e' un villaggio di 1000 anime sperduto nel buco del culo del caņon piu' profondo del mondo, case diroccate e strade sterrate sono le immagini che vediamo all'arrivo, pero' la giornata sembra soleggiata. Si comincia. Alain ci porta a far colazione a base di uova strapazzate e marmellata e dopo, con una naturalezza disarmante cominciamo la nostra avventura. Il primo giorno prevede una discesa nel caņon dai 3.300 metri di Cabanaconde ai 2.020 del primo accampamento. La discesa e' ardua, ripida e faticosa. Il sole batte inesorabile e alla fine il mio collo, le mie orecchie e le mie braccia ne risentiranno. Durante la discesa, tuttavia, Alain ci illustra una serie di piante utilizzate dagli Inca per scopi medicinali e non, la giornata e' bella e riusciamo a vedere l'immenso spettacolo che offre il caņon, il fiume che scorre ai piedi delle montagne disegna traiettorie sinuose tra le vette che superano i 6.000 metri, la roccia ospita una serie impressionante di piante dal busto basso ma tuttavia rigogliose vista l'altitudine, i i cactus dominano la vista. All'improvviso, distratti da un fischio nell'aria, alziamo la testa e veniamo ripagati delle fatiche che ci aspettano nella giornata. Con la sua eleganza e la sua fierezza, sorvola le nostre teste un Condor, unico ed incontrastato padrone del caņon, Alain ci spiega che non e' facile vedere il Condor da quelle parti e quindi questo rappresenta un presagio di buona sorte
Io Noel Diego e Alain alla partenza
. Vedremo! La discesa prosegue ripida, le ginocchia scricchiolano e le giunture gridano vendetta, ma proseguiamo. L'ultimo tratto prima di arrivare al villagio che ci ospitera', ci massacra, una ascesa di una mezz'ora che mette a dura prova le nostre forze. Ma ce la facciamo. Copriamo i 12 kilometri del primo giorno in 6 ore, di pura discesa, tranne l'ultimo tratto. Faticoso. Arriviamo al villaggio alle 13:00, giusto in tempo per il pranzo, di eccellente fattura, a base di pollo al vino rosso e zuppa di mais, ma e' dalle 9:30 di mattina del giorno prima che non dormiamo, siamo distrutti. Il villaggio che ci ospita e' magnifico. Una manciata di case abitate da due famiglie che vivono di agricoltura, caccia e pesca, in mezzo alle montagne, senza luce elettrica, con un unico bagno per tutto il villagio e un'unica cucina. La cosa divertente (se cosi' si pou' dire...) e' che le due famiglie sono di religioni differenti, una cattolica e laltra evangelica, per cui non si parlano molto. In mezzo alle montagne, senza nessun contatto con il mondo esterno, questi non si parlano! Che strano il genere umano. La (bellissima) caratteristica del villagio sono delle sorgenti di acqua termale che sgorgano proprio vicino al fiume. Acqua alla termperatura di 37 gradi che rilassa le nostre mebra dopo la faticosa camminata. Restiamo in acqua due ore! Che spettacolo. Alla fine del meritato bagno, Alain ci porta le nostre canne da pesca per permetterci di guadagnarci la cena. Non so cosa sia successo, ma fatto sta che in meno di un'ora, sia io che Noel che Diego abbiamo gia' pescato il nostro cibo, una bella trota ciascuno da divorare non appena sarebbe calato il sole
Muli sul ponte
. Felici della pesca, stanchi della camminata ci buttiamo un po' sullenostre brande in attesa della cena, che sara' ottima, forse perche' affamati o forse perche' orgogliosi della pesca. La cena al lume di candela e piacevole, facciamo anche una chiaccherata con una delle signore del villaggio che di racconta della sua vita in citta' prima di trasferirsi nel villaggio, vorrei scattarle una foto, ma e' adesso che mi accorgo di essermi dimenticato di caricare la macchina fotografica (vi ho mai parlato del mio problema) e quindi le batterie sono morte e non potro' documentare il resto della gita nel caņon. Distrutti dalla giornata alle 20 siamo gia' nella nostra palapa, dopo 5 ore di massacrante viaggio in autobus, dopo 6 ore di devastante camminata, dopo 2 ore di acque termali, dopo la pesca, sveniamo sulle nostre brande fatte di canne di bambu' e paglia. L'indomani sveglia alle 5:30 a.m., abbondante colazione a base di crepes alla banana e dulce de leche e yogurt alla fragola con cereali andini, accompagnato dall'immancabile mate di coca, alle 6:30 via altra camminata. Questa tappa e' per cosi' dire nervosa, un continuo saliscendi, che ci porta dai 2.020 metri s.l.m. del villaggio ai 2.200 di un'oasi nel cuore del caņon, passando attraverso un passo in quota 2.800. La fatica si fa sentire, la prima salita che ci porta in cima al passo mi trafigge i muscoli delle gambe, sudo come se fossi in una sauna e riesco a bagnare tutte le magliette che mi sono portato dietro
Scorcio del cañon dall'alto
. Non si asciugheranno piu'! A meta' tragitto vediamo nuovamente dei condor volare sopra le nostre teste, sono 4, Alain continua a dire che e' un buon presagio, io invece credo che siano qui aspettando la nostra morte, sorvolano le nostre teste con l'acquolina in bocca, aspettando il momento di vederci stramazzare al suolo. Non mi avrete! Arriviamo all'oasi dopo 5 ore di camminata in continuo saliscendi, l'oasi non ha luce elettrica e non ha acqua calda, per cui lasciamo asciugare il sudore sui nostri corpi vicino ai fornelli della cucina, e non ci laveremo fino al ritorno ad Arequipa, lascio immaginare l'olezzo scaturito dalla nostra presenza. L'oasi e' un posto meraviglioso nel cuore pulsante del Caņon, tappa obbligata per ogni viandante che voglia avventurarsi nel caņon del Colca. Ma la giornata e' uggiosa, la Garua (nebbiolina fitta) copre la vista e il verde rigoglioso dei dintorni. Peccato. Il pomeriggio lo passiamo a lenire i dolori della camminata in attesa della cena. Cena anche in questo giorno ottima. Alain ci prepara con maestria della carne di alpaca, cucinata alla maniera andina che appaga la nostra fame e la nostra caaminata. Bravo! Finita la cena cominciamo a temere per il domani. L'ultimo giorno sara' un tentato omicidio! Dopo qualche chiaccherata del`piu' e del meno, di politica, viaggi, donne e droghe, con Diego e Noel, andiamo a dormire come al solito non appena si fa buoio, dopo qualche birra consumata al lume di candela. Ultimo giorno
scusate la pancia
! Una lenta e dolorosa tortura! Sveglia alle 2:30 a.m. (due e mezzo di mattina...cazzo!) per riuscire ad tornare al campo base in tempo per far colazione e prendere alle 7 l'unico (unico!!) autobus che ci avrebbe riportato ad Arequipa. Prima di cominciare a capire che cosa stava succedendo Alain ci butta fuori dalla nostra palapa e ci trascina per il ripido sentiero del ritorno. Alla sveglia ci troviamo a 2.200 metri, dobbiamo risalire la montagna fino ai 3.300 del campo base. Fare 1.100 metri in orizzontale e' un gioco da ragazzi, farli in verticale, e' crudelta'!!! Comincia l'ascesa, nel buio piu' totale della pancia del caņon, tra rospi in ogni dove, insetti piu' disparati e merda di mulo in ogni pertugio praticabile (quei maledetti animali vanno ovunque). Dopo due ore di inesorabile risalita, sono a pezzi, non ce la faccio! Alain sembra non sentire la fatica e sale come una capra, io non ce la faccio! Stringo i denti e preseguo, Diego e Noel stanno nella mia medesima condizione, non abbiamo nulla di asciutto addosso, fa freddo e la garua rallenta il nostro respipro, non si vede un cazzo, il tutto e' micidiale. Fatico. Arranco. Barcollo. Bestemmio! Ce la devo fare. Ce la posso fare! Tre ore di cammino e il sentiero non sembra appianarsi, quelle maledette rocce mi guardano in faccia deridendomi. Ce la devo fare! Sento solo il battito accelerato del mio cuore e il mio repsiro affannoso. Ce la devo fare! Alle 6:00, dopo piu' di tre ore di cammino in verticale Alain orgoglioso ci da la mano e ci conferma che la salita e' finita, adesso solo 30 minuti di cammino ci riportreanno al campo base, in piano. Ce l'ho fatta!!! Torniamo a Cabanaconde, facciamo una abbondante colazione e strisciamo fino all'autobus che ci riportera' ad Arequipa. Che fatica!!! E' finita! Siamo tornati sani e salvi, per alcuni momento ho dubitato, ma siamo tornati. Grazie! Al ritorno ci fermiamo in un altro villaggio cedl caņon dove consumiano un lauto pasto..alle 2 del pomeriggio riprendiamo un altro autobus, un altro catorcio e riusciamo a tornare ad Arequipa in tempo per la cena. Alla fine di questi tre giorni, sono a pezzi, le gambe mi fanno male, la schiena non la sento piu', i miei tendini sono in sciopero, ma in fondo sono fiero di avercela fatta. Peccato solo di non aver fatto molte foto e delle giornate uggiose. Ma mi sento faticosamente felice e orgogliosamente distrutto! 

